A Firenze il 15 idem.
Da Firenze il 16 idem.
A Ravenna il 21 idem, dove raggiungiamo la legione Garibaldi.
Cfr. GUERZONI G., La vita di Nino Bixio, Firenze, Barbèra, 1875, pag. 70.
1000 pacchi cartatucci da fucile.
Del resto si starà alla generosità del cittadino Ministro ed ai suoi ordini in tutto ciò che riguarda la presente richiesta[1].
[1] Cfr. Memorie di Mariano D'Ayala e del suo tempo (1808-1877) scritte dal figlio MICHELANGELO, Roma, Bocca, 1886, pag. 169.
Lo stesso giorno, a Giovanni Vecchi, medico chirurgo di Casteggio, che per lettera gli manifestava il desiderio d'accompagnarlo, Garibaldi rispondeva: «Noi non potremmo passare da Casteggio, ma dirigendosi per Firenze noi prenderemo il cammino della Lombardia, o del Veneto[2].»
[2] GARIBALDI G., Epistolario, Milano, Brigola, 1885; I, 22.
Come Dio volle, il 3 novembre lasciò Livorno. «Il nostro soggiorno in Livorno fu breve»; cosí ne parla nelle Memorie: «si ricevettero alcuni fucili, ottenuti piú dalla buona volontà di Petracchi, capo popolano, e dagli altri amici, che da quella del Governo. L'aumento di numero della nostra forza era insignificante. Si disse di marciare a Firenze, dove si farebbe di piú; ma fu peggio.»