A Doletta,
per quando sarà più grande.
[PREMESSA.]
È stato pensato per i giovani questo libretto, scritto durante una pausa di guerra. La guerra riconduce alla Natura: dove essa fa il vuoto della vita consueta, riappaiono sul primo piano elementi che la pace nasconde: anche gli animali. Non è necessario aver l'anima francescana per sentirseli più vicini, in guerra. Dove e quando, anche per l'uomo, cessa l'illusione che la vita sia ordinariamente sicura, si intendono meglio queste altre creature che sempre, anche in pace, vivono in pericolo di morire; si intuisce meglio la loro natura che opera dominata da questo presupposto continuo: la morte. Così a noi tutti, la morte, che oggi circola tra i vivi, più tra i più vivi—i più giovani—insegni il senso secreto della vita!
Gli «Animali alla guerra» per ciò che possono anche dire dell'animale umano, e della sua anima in guerra, sono un libro di occasione; perciò di passione. I giudizi sul nemico non possono esservi che semplici e duri. L'odio non è meno umano della carità che tende a distruggerlo. Noi amiamo il nostro odio contro l'Austria e contro il germanesimo, perchè oggi è l'arme più schietta di cui si arma la nostra giustizia. È un odio con gli occhi aperti il nostro, e vede tutto ciò che deve vedere. Così odiano i nostri soldati, che combattono fortissimi ma non crudeli. Come combattono le creature secondo Natura, per la divina Necessità, che è non dell'individuo ma della specie, non del cittadino ma della Patria. Necessità di vincere, in qualunque modo, per quanto debba essere il tempo, e l'odio, che ancora ci vuole.
Primavera del 1916.