In generale le Svedesi sono belle; ma belle all’uso del Nord: cioè di una fisonomia senza espressione. Essendo gli uomini del paese poco galanti, esse passano tutta la giornata o sole solette, o con altre donne; e la loro conversazione, qualunque sia la educazione loro, è senza interesse; e dandosi molta premura d’acconciarsi in ogni maniera, non fanno ciò che per superare le altre in eleganza, e in brio, anzichè per desiderio di piacere, o di fare conquiste. Amano però gli omaggi, e le lodi; e mettono molta importanza in essere dette le belle del Nord. La loro passione predominante è l’ottenere la distinzione, e i riguardi pubblici: ed è con questo mezzo che si giunge ad ispirar loro sentimenti di tenerezza, di amicizia, di amore, de’ quali infine sono capaci quanto quelle che vivono in climi più caldi.
La riserva però che si osserva tra le donne svedesi di alto grado, non si trova tra quelle di stato inferiore; e ciò nasce dall’essere queste in circostanze diverse. Non trovandosi a Stockholm donne di partito, come si trovano nelle altre grandi città d’Europa, gli uomini hanno favorite, le quali pretendono di avere un certo grado nella Società; e bisogna invero sospirare, e corteggiare del tempo tali donne per affezionarsele. Se non che malgrado il loro contegno finiscono con avere due o tre amanti alla volta. E non è forza di temperamento, che a ciò le guidi: è avarizia. Ma insieme sono estremamente gelose delle esterne forme di considerazione; e dai loro amici, e favoriti richieggono un’attenzione, di cui un forestiere giustamente si meraviglia. Guai a quel loro amante che esitasse a salutarle in un luogo pubblico, o a loro baciar la mano! La facilità poi d’avere apertamente delle relazioni con questa sorte di donne senza che la morale pubblica rimanga offesa, fa che in Isvezia non si conosca gelosia.
In Isvezia tutta la giornata si consacra agli affari; e la sera al giuoco: rare volte si passa con donne. Il giuoco per gli Svedesi è una passione universale, e furiosa. Raccontasi il seguente caso. Uno de’ più distinti signori vide un giorno passata l’ora del pranzo senza che apparisse alcun principio de’ soliti preparativi; e discese verso la cucina per sapere onde ciò provenisse. Egli trovò tutta la sua gente occupata sì fortemente in una partita di giuoco, che nissuno s’era avveduto che l’ora dei pranzo fosse passata. Il maestro di casa teneva accordo cogli altri; e si mise di mezzo supplicando Sua Eccellenza a tollerare alcun poco, giacchè la partita era per finire. Il signore si arrese alla istanza: ma volle che il maestro di casa andasse ad apparecchiare la tavola; e prese egli medesimo il posto di lui, continuando il giuoco cogli altri!!
I vicini degli Svedesi li chiamano i Guasconi della Scandinavia. Questa imputazione, effetto della gelosia, e dell’antipatia, che tante volte hanno disuniti popoli, che la natura, e il loro interesse volevano anzi intimamente uniti tra loro, non vuole dir altro, se non che gli Svedesi sono animati dal desiderio della gloria, e da quello di distinguersi al disopra delle altre qualità che predominano generalmente ne’ cuori di tutti i popoli valorosi, generosi, ed arditi. La Svezia è piena di stabilimenti scientifici e letterarii; ed ha avuti, ed ha uomini di merito distinto. Eccettuate poi l’Irlanda, la Scozia e Ginevra, non v’ha in Europa paese, in cui l’istruzione sia generalmente sparsa nel popolo quanto che nella Svezia. S’insegna a leggere, a scrivere, e far conti a tutti, sì nelle città e ne’ villaggi, sì in qualunque più piccolo gruppo di paesani, senza eccezione, o distinzione veruna. A questa generale istruzione i paesani svedesi debbono le belle qualità che li distinguono, la franchezza, la lealtà, l’umor lieto, l’ospitalità, il cuor buono, il coraggio, e lo spirito.
Oltre le accademie di scienze, di lettere e d’arti, la Svezia ha eziandio parecchie università; ed è un problema difficile a sciogliersi questo, se altra nazione avesse mai fatto tanti progressi nelle scienze, e nelle arti liberali e meccaniche, quando avesse dovuto, come la Svezia, trionfare del suolo, del clima, delle discordie domestiche, e della gelosia di vicini orgogliosi e potenti.
CAPO II.
Partenza da Stockholm per Grisselhamn. Condizione di chi fa questo viaggio. Traversata sul ghiaccio del mare ed accidenti occorsi. Vitelli marini. Paesano svedese e suoi ragionamenti. Isole di Aland e loro abitanti.
Ai 16 di marzo del 1799 il sig. Acerbi partì sulle 7 ore da Stockholm, ben avviluppato egli e i suoi compagni in pellicce di pelli d’orso della Russia, colla testa, le mani e le gambe difese da berretta, da guanti e da stivali foderati di pelli, per difendersi dal freddo, accolti entro a slitte di paesani, la vettura meglio conveniente di ogni altra, e ch’erano sicuri di poter trovare ad ogni posta sino ad Abo. Essi giunsero la sera a Grisselhamn, villaggio distante da Stockholm 69 miglia all’incirca. Nulla di notabile trovarono in questa corsa per un suolo nè montuoso, nè piano totalmente, se non sia una quantità di volpi, le une ferme, le altre tranquillamente moventisi sulla superficie nevosa, senza paura, e senza diffidenza di sorte: solo che, mentre imperterrite guardavano le nostre slitte al momento che queste passavano o si fermavano, davansi alla fuga. Per fare poi che si arrestassero, bastava trarre un fischio, chè allora volgevansi indietro; e fissavano gli occhi su chi avea fischiato.
Chi viaggia da Stockholm a Grisselhamn, dice il sig. Acerbi, non deve pensare nè a pranzo, nè a merenda, nè a dormire. La ragione è chiara: per tutta questa strada non v’è ombra d’osteria; e i paesani, le cui capanne s’incontrano, sono povera gente, che non ha più che del pane, del latte e de’ salumi: cose, che i viaggiatori non possono apprezzare gran fatto. Il pane è in forma di bracciatelle, fatto di segala e d’orzo, ed insipidissimo: rari poi sono i pomi di terra, non avendo costoro fino al presente imparato il modo pur tanto facile di preservarli dal gelo. La birra e l’acquavite sono per essi oggetti di lusso. Si contentano adunque, oltre quel pane e il latte, di carne salata, o di pesce salato od affumicato.
Grisselhamn è una piccola città di posta, ove tanto d’inverno, quanto di estate i viaggiatori si fermano nel loro cammino da Svezia in Finlandia. In inverno il passo per mare è pericoloso, se la stagione non sia mitissima; ed invece bisogna andare per terra a Tornea. Nulla di notabile è in Grisselhamn; non commercio, non manifatture, non casa ove alloggiare; e la casa sola che sia fatta di mattoni, è quella del maestro di posta, circondata di casupole di legno.