Androne o Andronide, nato a Catania nella Sicilia, suonatore di flauto. Ateneo (l. 14) dice che egli inventò i movimenti del corpo, e la cadenza per quegli che danzavano al suono degl'instromenti.

Androt (Alberto-Augusto) nacque in Parigi nel 1781. Egli fu ammesso nel 1796, nel Conservatorio di musica allo studio del solfeggio. Nel 1802 riportò il premio di composizione che dà il Conservatorio, e concorse per il gran premio di composizione musicale proposto dalla classe delle belle arti dell'Instituto, che gli fu conferito nella pubblica adunanza delli 30 settembre 1803. Giunto in Roma sul principio dell'inverno, diessi con ardenza, e forse troppo allo studio. Rapito dal suo zelo e dalle sue disposizioni, Guglielmi maestro di cappella del Vaticano, preselo in sommo affetto e 'l sovvenne co' suoi consigli. Androt compose un pezzo di musica di chiesa, che venne eseguito nella settimana santa del 1804, ed ebbe tal successo che il direttore del principale teatro di Roma il sollecitò a scrivere una grand'opera per il prossimo autunno. Il giovine compositore spirò mentre era per terminare questa musica, ai 19 agosto del 1804 pria di compire il suo ventesimo terzo anno. Pochi dì innanzi la sua morte, egli aveva composto un de profundis, che fu eseguito in suo onore nella cerimonia religiosa de' suoi funerali nel mese di ottobre dello stesso anno, nella chiesa di san Lorenzo in Lucina, in Roma.

Anfossi (Pasquale) nato verso il 1736, studiò da prima il violino in un conservatorio di Napoli, e dopo avere esercitato quest'instromento per più anni, diessi allo studio della composizione sotto i maestri Sacchini e Piccini. Quest'ultimo gli si affezionò in maniera che nel 1771 lo propose per compositore al teatro delle Dame in Roma, e benchè la prima Opera non gli fosse riuscita, lo propose ancora per l'anno d'appresso, e malgrado il cattivo successo della seconda, un'altra gliene fece scrivere nel seguente anno, e questa volta Anfossi fu applaudito. L'incognita perseguitata, che fece rappresentare nel 1773, fu approvata con entusiasmo; la Finta Giardiniera nel 1774, ed il Geloso in cimento nel 1775 non ebbero minor successo; ma l'Olimpiade, ch'egli diè nel 1776, cadde interamente, e i disgusti che provò l'autore in quest'occasione, il decisero a lasciar Roma. Percorse egli l'Italia, e verso il 1780 venne in Francia, col titolo di maestro del conservatorio di Venezia, ove sin dal 1769, aveva egli fatto rappresentare l'opera di Cajo Mario: quivi all'accademia reale fece egli sentire l'Incognita perseguitata, ma questa musica graziosa e delicata, applicata ad un poema freddo, ed eseguito secondo un sistema che eragli straniero, non ebbe generalmente il successo che meritava. Dalla Francia Anfossi passò in Londra, e nel 1783, egli era direttore del teatro italiano in quella città. Nel 1787 tornò in Roma, ove diede egli molte Opere, il di cui felice successo dimenticar gli fece le sue antiche disgrazie, e gli acquistò un credito e una considerazione straordinaria, che conservò sino alla fine de' suoi giorni, che egli terminò nel 1795. Lo spagnuolo Yriarte nel suo eccellente poema della Musica lo annovera fra più rinomati compositori italiani. Carpani trova somma analogia tra l'Anfossi e l'Albano, il cui pennello fresco e pieno di grazia era più adatto ad idee brillanti che a soggetti fieri e terribili, e perchè forse le Grazie e gli Amori sono stati l'ordinaria occupazione di quel gran dipintore. Anfossi ritrovatore facile e fecondo, e massimamente nel buffo, ottenne forse fra i compositori lo stesso luogo che Goldoni fra i poeti comici (Arteaga t. 3.). Egli formò il suo stile sopra quello di Sacchini e di Piccini; ha gusto ed espressione: la sua musica chiara e ben regolata ha brio ed effetto. Molti de' suoi finali sono de' modelli in questo genere. Il suo Oratorio la Betulia liberata è stimato un capo d'opera. Anfossi ebbe un fratello, che prometteva moltissimo in quest'arte, se la morte rapito non lo avesse assai giovane. “Egli non poteva scrivere una nota, dice Carpani (Lettera 13.), se non in mezzo a' capponi arrostiti, a salsicce fumanti, e presciutti e stuffati.”

Angeli (Francesco M.) da Rivotorto Conventuale; e maestro di cappella nel suo convento di Assisi, pubblicò nel 1791 Sommario del contrappunto.

Angleria (Camillo) di Cremona del terzo ordine di san Francesco diè alla luce in Milano; Regole del contrappunto, 1622.

Animuccia (Giov.) fiorentino, maestro della cappella del papa, predecessore del cel. Palestrina, e uno dei compagni di san Filippo Neri, fu il primo compositore di oratorj istituiti da quel santo in Roma per dirigere verso la pietà e la religione la passione dei romani per gli spettacoli. Animuccia morì tra le braccia di san Filippo nel 1571. Compose egli un gran numero di madrigali e di mottetti. Il padre Martini rapporta molti pezzi di sua composizione nel suo Saggio di Contrappunto e Mr. Choron ne' suoi Principj di Composizione delle Scuole d'Italia.

Anna-Amalia, Principessa di Prussia, sorella del Gran Federico, nata li 9 novembre 1723; abbadessa di Guedlinburgo dopo il 1744. Allieva di Kirnberger, direttore della musica, divenne molto abile nel comporre. Ella scrisse su la cantata di Ramier, la morte di Gesù Cristo, una musica che contese il premio al famoso compositore Graun. Kirnberger nella sua opera, Kunst des reinen salzes, ossia, l'Arte della pura composizione, ne ha conservato un Coro d'uno stile maschio e nerboruto, che dà a divedere quanto ella era abile nell'usare di tutta l'arte del contrappunto doppio, della fuga, e degli altri mezzi della scienza musicale. Un trio per violino nella stessa opera mostra il suo talento nella composizione instromentale. A queste cognizioni essa univa, particolarmente nella sua giovinezza, un valore straordinario nel clavicembalo; morì in Berlino li 30 di marzo del 1787. Il suo gabinetto di musica, adorno dei ritratti di Carlo Emman. Bach e di Kirnberger, dipinti da Lisiewsky, conteneva una collezione di musica la più preziosa e più rara, sì impressa che manoscritta. Tutti questi pezzi erano superbamente legati e conservati in grandi armarj chiusi da cristalli. Alla sua morte, legò ella questa ricca collezione, che valutavasi per la somma di quaranta mila scudi, al ginnasio di Joachimsthal in Berlino, senza escluderne i due ritratti.

Antegnati (Carlo) organista del duomo di Brescia, diè alla luce un'opera intitolata l'Arte organica, Brescia 1608, nella quale dà egli una regola dell'accordar gli organi, che serve eziandio per i clavicembali, gli arpicordi, i monocordi e simili di tastatura. Quest'opera è citata con lode da Mr. Forkel e dal P. Martini.

Antonio, musico di Mazara in Sicilia. Si cita di lui un'opera, che ha per titolo: Cithara septem chordarum. Quest'autore lasciò la sua patria per andare a menar vita cristianamente in Gerusalemme. (V. ab. Pyrrh. not. eccl. e Mongit. Bibl. Sic. t. 11.)

Antoniotti (Giorgio), pubblicò in Londra verso il 1760, un trattato teorico e pratico dell'armonia, col titolo di Arte armonica. È stato tradotto in inglese in 2 vol. in fol. (V. Observat. de Serre, p. 5).