Dalberg (Gio. Federico, barone di) è un abile sonator di forte-piano e un compositore di primo ordine: nel 1781, pubblicò un libro col titolo di Blicke eines etc., cioè Colpo d'occhio di un musico sulla musica degli spiriti. Tra le composizioni di lui distinguonsi nove opere di sonate per il piano, molte delle quali a quattro mani, ed i Pianti d'Eva (estratti dal Messia di Klopstok) impressi in partitura per il cembalo, a Spira nel 1785.
Damone (poeta musico, e secondo Porfirio, capo di una setta di musica detta dal suo nome Damonèa), nato ad Oa, villaggio dell'Attica, precettore di Pericle, fiorì cinque secoli innanzi G. C. Egli possedeva perfettamente la musica, principalmente aveva coltivata quella parte, che tratta dell'uso che dee farsi del ritmo o della cadenza; si sforzò di provare che i suoni in virtù d'un certo rapporto, o di una certa analogia che acquistavano con le qualità morali, potevano formare nella gioventù ed anche nelle persone provette, dei costumi che non esistevano per l'innanzi, o che non erano sviluppati. Platone nel lib. III della sua repubblica, Damone vi dirà, egli dice, quali sono i suoni capaci di far nascere la viltà dell'animo, l'insolenza, e le virtù a tai vizj opposte. “Non già, secondo la riflessione dell'illustre Montesquieu (De l'Esprit des loix, liv. IV, c. 8) che la musica inspirasse la virtù, lo che sarebbe incomprensibile, ma essa impediva l'effetto della fierezza dell'istituzione de' Greci, e faceva che l'anima avesse nell'educazione una parte, che non vi avrebbe avuta.” Damone in fatti, al riferir di Platone, sosteneva, che l'innovazioni ed i cambiamenti nella musica avevano la più grande influenza su i costumi pubblici, sulle leggi e la costituzione degl'imperj. Lo stesso Platone (in dial. Laches; vel de fortitud.) chiama Damone, un maestro di musica superiore agli altri, uomo civile, e perito non solo nella musica, ma anco nelle altre facoltà, per le quali si fa degno che alla di lui disciplina si commettano i figliuoli. Damone sotto le piacevoli apparenze della musica, voleva nascondere alla moltitudine la sua profonda capacità. Si unì con Pericle, e lo formò al governo: ma egli fu bandito per l'ostracismo, come avendo avuta parte a troppo d'intrighi, e favorevole alla tirannia, verso l'anno 430 prima di G. C. Segli attribuisce l'invenzione del modo hypolydio.
Danzi (Francesco), nacque a Manheim nel 1763, da Innocenzo Danzi italiano, pregiatissimo sonatore di violoncello al servizio dell'elettor Palatino: apprese di buon'ora la musica, ed all'età di nove anni compose alcuni pezzi istrumentali, senza saper le regole della composizione, ch'egli studiò sotto il cel. abate Vogler, allora maestro di cappella dell'Elettore. Il gusto, che aveva per la poesia e 'l teatro, l'obbligò ad applicarsi a queste due arti. Nel 1779, egli diè la sua prima opera, Azakia, al teatro di Monaco, e nel 1796 divenne maestro di cappella di questa città. Dopo quest'epoca, ha composto molta musica di chiesa, delle opere, e più concerti e sonate per il forte-piano, di cui la più parte è stata impressa a Lipsia o a Monaco. Danzi è al presente a Stuttgart, maestro del Duca di Vittemberga, e direttore de' concerti della corte e del teatro.
Daquin (Claudio), nato a Parigi. Alquante lezioni di contrappunto del famoso Bernier, allievo di Caldara, bastarono a Daquin per comporre, all'età di otto anni, un Beatus vir a gran coro ed orchestra. Nel 1727, venne a vacare l'organo di San Paolo, ed intimatosi il concorso vi si presentò egli e Rameau. Costui avendo sonato il primo una fuga, a cui si era preparato, Daquin se ne avvide, e non lasciò d'improvvisarne una che fe' restare in sospeso i voti. Egli salì nuovamente all'organo, ed alzando le cortine, che lo nascondevano ai spettatori: son io, disse ad alta voce, che vado a suonare. Fuori di se e pieno di estro sorpassò se stesso, ed ebbe la gloria di vincere il suo rivale. Allorchè Hendel venne a Parigi, portossi a sentire Daquin in S. Paolo, e restò così sorpreso della sua maniera di sonare, che malgrado le più premurose istanze, non volle mai sonare dinanzi a lui. Egli morì nel 1772, e lasciò più composizioni stampate per chiesa. Daquin suo figlio è autore del Secolo letterario di Luigi XV, nella cui prima parte vi sono otto capitoli sulla Musica, su i musici, e gl'istrumenti di quell'epoca: l'autore è prolisso e superficiale. Un bello spirito (M. Guichard) così ha detto de' due Daquin, uno organista, e letterato l'altro: On souffla pour le père, on siffle pour le fils.
Daube (Gio. Federico), consigliere e secretario dell'Accademia Imperiale delle Arti e Scienze in Vienna, e secretario della Società di musica di Firenze, era da prima musico di camera del duca di Wurtemberg a Stuttgart. Nel 1756 pubblicò in Lipsia un libro col titolo, di General Bass etc., cioè: Basso continuo a tre accordi, dietro le regole degli autori antichi e moderni, con una istruzione di qual maniera si può, per mezzo di due accordi intermedj, passare a ciascuna delle altre 23 specie di tuoni, in 4º. Può leggersi nel tom. II. di Marpurg (Beytr.) la severa critica che ha fatta di quest'opera il D.r Gemmel. Daube fece stampare in oltre a Vienna, nel 1773, Der musikalische etc. cioè: Il Dilettante di musica, o Dissertazione sulle fughe, in 4º. Nella Gazzetta di Francfort del 1774 si annunziò ch'egli aveva terminato un manoscritto pronto a darsi alle stampe, su la Maniera di dipingere le passioni per mezzo della musica; e di cui si fecero allora de' grandi elogj. I titoli di queste opere leggonsi nell'Almanacco musicale di Forkel del 1784. Vi sono ancora delle sonate di Daube stampate a Nuremberg.
Davaux (Mr): nel Giornale Enciclopedico di Parigi nel 1784, vi ha nel mese di giugno alla pag. 534, una lettera sotto questo nome intorno ad un istrumento o pendolo di nuova invenzione che ha per iscopo di determinare con la più grande esattezza i diversi gradi di celerità o di lentezza dei tempi in un pezzo di musica, dal prestissimo sino al largo, con le gradazioni impercettibili di uno all'altro.
Davella (Giovanni) pubblicò in Roma nel 1657, Regole di musica, in sei trattati ne' quali egli promette le vere e facili istruzioni sul canto fermo, sul figurato, sul contrappunto, il canto ec. Queste magnifiche promesse sono assai lontane però dall'esser poste in effetto. (Ved. Burney, Hist. tom. 3, p. 539)
David, celebre tenore nato in Bergamo verso il 1748, ebbe delle lezioni di contrappunto da Sala in Napoli, e formossi da se solo per il canto. Egli non ha cantato che nelle sole opere serie. Nel teatro di Milano cantò de' duetti insieme con Marchesi, ed a questo proposito egli disse: Noi siamo due lioni. Si è fatto anche più ammirare nella musica di chiesa. Nel 1785, nel Concerto Spirituale in Parigi tirò a se l'ammirazione e i suffragj di tutti gli spettatori nell'esecuzione dello Stabat di Pergolese. Ecco quel che ne dice uno de' giornali di quel tempo: “Qual metodo eccellente! quale giustezza! qual sicurezza d'organo! qual meravigliosa precisione! con quale a piombo non ricade egli nelle più lente misure sopra ciascuno de' tempi che vuol marcare! Egli ha eseguito con semplicità e con la più profonda espressione il primo duetto dello Stabat; ed il Vidit suum, la di cui lugubre tinta non sembrava ammettere degli ornamenti. Egli non ha abbellito, ma creato sì bene il versetto, Quæ mœrebat, ec.” Il Sig. Nozari da Bergamo, eccellente tenore, è l'allievo di David.
Davies (Miss), parente dell'Illustre Franklin, si è resa celebre nella sua patria per il suo canto piacevole, per la sua abilità sul forte-piano, e soprattutto pel vantaggio che essa ebbe di far la prima conoscere al pubblico, nel 1765, i suoni dell'Armonica, che Franklin aveva inventata l'anno innanzi, e di cui le ne aveva fatto un dono. Essa fece ammirare tutti questi suoi talenti a Parigi, in Vienna e nella più parte delle gran città dell'Alemagna, e anche d'Italia. Di ritorno in Londra, dopo più anni, le convenne dare un addio alla sua armonica, a cagione del nocivo effetto che le produceva su i nervi. Miss Cecile Davies, a cui si diè in Italia il nome dell'Inglesina, era la di lei più giovane sorella, e una delle prime cantatrici su la fine del passato secolo. Essa apprese da principio la musica sotto il celebre Sacchini, ma non cominciò a sviluppare i suoi gran talenti se non allorquando accompagnò sua sorella nel suo andar a Vienna. Dimorando nella stessa casa ove abitava il rinomato Hasse, detto il Sassone, ella insegnò la lingua inglese alla costui figliuola, e ricevette da lui in contraccambio delle lezioni nell'arte del canto. L'Inglesina cantò di poi da prima donna sul teatro di Napoli nel 1771, in quello di Londra nel 1774, e in Firenze dal 1780 sino al 1784.
Delaire (Mr.) pubblicò per la prima volta, nel 1700 secondo Rousseau, la Formula Armonica detta Regola dell'ottava, la quale determina sul cammino diatonico del basso l'accordo convenevole a ciascun grado del tuono, sì nel salire che nel discendere. (Diction. de mus. p. 405)