Giroust (Franc.), dotto compositore di musica di chiesa, fu nel 1775 pe' suoi talenti scelto dal re in Parigi per maestro della sua cappella, e soprintendente di tutta la sua musica. Quest'era allora il posto più eminente, a cui l'ambizione d'un uomo della sua arte poteva aspirare. Egli vi si rese celebre, particolarmente per la musica di alcuni Oratorj, e dell'Ode di Thomas sopra il tempo, come dei passi i più importanti dell'Epistola al popolo di questo Poeta. La fatale rivoluzione del 1789 avendogli fatta perdere tutta la sua fortuna, si ridusse per vivere a vender miele e latte, agli abitanti di Versailles, dove finì i suoi giorni nel 1799. La sua vedova inconsolabile nel 1804 diè al pubblico una notizia storica della vita di suo marito.

Girowetz, compositore tedesco de' nostri giorni di eccellente musica strumentale, ha fatto, secondo il Carpani, uno studio particolare sulle composizioni di questo genere dell'immortale Haydn, sino a metterle in partitura, e indovinar così il segreto dell'ottima ripartizione della melodia fra le parti. Egli ne ha saputo prender bene il carattere e la ricchezza delle idee, e formarsene uno stile leggiadro, ed un gusto tutto nuovo.

Giulini (Giorgio) di nobil famiglia nato in Milano nel 1714, ove studiò i diversi rami dell'istruzione sotto la guida di uomini dotti. Diessi in oltre con molto ardore allo studio della musica, e viene annoverato tra i buoni compositori di musica strumentale. Il conte Giulini fu sommo amico del P. Sacchi, e v'ha di costui un'Epistola in versi a lui diretta, nella quale lo invita ad unirsi seco per promovere la musica sacra ed eroica. Dopo la sua morte avvenuta nel 1779, il cel. Fontana ad istanza del Sacchi ne scrisse l'elogio.

Gizziello (Gioach. Conti, detto), ebbe questo nome dal cel. cantante Gizzi, che fondò una scuola circa 1720, e nella quale più che altri riuscivvi il Conti. In Italia, dove da prima fecesi ammirare in Roma, non si conosce che sotto il nome di Gizziello: passò quindi in Londra nel 1736, e cantò su quel teatro diretto da Hendel; tornò in Italia, cantò in Madrid nel 1750, e da per tutto fu l'oggetto dell'ammirazion generale. Egli era così eccellente nel patetico, che più volte trasse le lagrime dal suo uditorio, genere di talento oggidì molto raro.

Glareano (Ericio) di Glaris nella Svizzera, il di cui nome era Arrigo Loris, nella letteratura ebbe per maestro il grande Erasmo, di cui divenne amicissimo, e questi nelle sue lettere ci rappresenta Glareano qual uomo di un sapere universale e profondo. Il di lui maestro di musica fu Giov. Cocleo, e nel 1547 egli pubblicò in Basilea il suo Dodecachordon in fol., che oggigiorno è divenuto assai raro. Quest'opera di Glareano è di somma importanza, in quanto ci fa perfettamente conoscere lo stato della musica pratica nell'epoca in cui fioriva la scuola fiamminga. L'autore morì nel 1563. M. Choron ha promesso di dare una nuova edizione di quest'opera nella sua collezione de' classici.

Glauco di Reggio, uno de' celebri pitagorici d'Italia, fioriva cinque secoli innanzi l'era volgare. Secondo l'uso di quei filosofi coltivò con ispezialità la musica, e vi riuscì moltissimo. Egli, secondo Plutarco (Dial. de Mus.), scritto aveva dei più celebri musici, e sulla scienza medesima, de' libri, che più non esistono (V. Disc. prelim. p. 111).

Glauca, celebre sonatrice di citara, per la sua straordinaria bellezza e 'l suo valore nell'arte musica divenne la favorita del re Tolomeo Filadelfo d'Alessandria (Ælian., de Nat. animal. I, 1). Plinio nella stor. natur. (L. X), Plutarco (de solert. animal.) ed Eliano (Var. Hist. L. IX) raccontano, che essa col suo suono e col canto attraeva in fino i bruti, e rendevaseli familiari.

Gluck (il cav. Cristoforo), nacque a Neüdorf villaggio della Boemia nel 1714, giovane apprese in Praga la musica, e all'età di 17 anni portatosi in Italia, fu per più anni scolare del Sammartini in Milano. Ma, a dir vero, questo genio immortale dee a se stesso tutta la gloria di avere creato un sistema musicale-drammatico, dove tutto è connesso, dove la musica mai si slontana dalle situazioni di persone, di tempi, di luoghi, e dove l'interesse risulta dall'insieme perfetto di tutte le parti del dramma e della musica. “Io ho visto molte partiture italiane, diceva a un suo amico Rousseau, nelle quali si trovano bellissimi pezzi drammatici, ma parmi che il solo Gluck abbia l'intensione di dare a ciascuno de' suoi personaggi lo stile che può lor convenire, e quel che io trovo più da ammirare si è che questo stile adottato una volta non più si smentisce.” (V. Anecdot. sur le chev. Gluck par Bern. de Saint Pierre) Ristretti negli angusti confini di un articolo, nulla diremo della vita e delle innumerevoli composizioni di questo grand'uomo, nulla delle fazioni che formaronsi in Francia dai partigiani di costui e di Piccini: specie di guerra che riguardossi come una parodia di quella tra' molinisti e giansenisti, e rimettiamo i Lettori alle Memorie per servir alla sua storia pubblicate in Parigi nel 1791, in 8.º, dove molto vi ha per altro da apprendere per le dotte analisi dell'ab. Arnaud della musica di Gluck; ed all'artic. Allemagne dell'Encicl. metod., in cui lungamente si fa la di lui storia. Il celebre maestro di cappella e fecondo autore Reichardt nel 1810, ne ha scritto la vita in tedesco: ma nulla dar può migliore idea delle profonde meditazioni da lui fatte su la sua arte, quanto le due epistole dedicatorie in fronte alla sua opera dell'Alceste, ed a quella di Paride ed Elena: egli vi si mostra dadovvero musico-filosofo, che unendo i precetti alla pratica “ha più d'ogn'altro contribuito a ricondurre nel buon sentiero la musica teatrale italiana spogliandola delle palpabili inverosimiglianze che la sfiguravano, studiando con accuratezza somma il rapporto delle parole colla modulazione, e dando alle sue composizioni un carattere tragico e profondo dove l'espressione, che anima i sentimenti va del pari colla filosofia, che regola la disposizione dei tuoni.” (Arteaga t. 2). Gluck morì in Vienna d'apoplesia nel 1787, ricco di 600 mila franchi in circa. I Tedeschi riguardano tuttora Gluck come il primo dei compositori drammatici, e su i teatri fanno ancora rappresentare le sue opere tradotte nella loro lingua: “Grazie al possente genio di Gluck (dice uno de' più celebri scrittori d'Allemagna, M. Wieland), eccoci dunque giunti all'epoca in cui la musica ha ricuperati i suoi dritti: egli, egli solo è colui che l'ha ristabilita sul trono della natura, d'onde la barbarie l'aveva fatta discendere, e d'onde l'ignoranza, il capriccio e 'l cattivo gusto tenevanla sinora lontana.” Il carattere di Gluck era franco e pieno di rettitudine; ma focoso, iracondo. “Per riscaldare la sua fantasia, e trasportarsi in Tauride, o Sparta, o nell'Erebo, aveva d'uopo di situarsi nel mezzo d'un prato. Ivi col suo cembalo innanzi, due bottiglie di sciampagna accanto, a cielo scoperto scriveva le due Ifigenìe, i lamenti d'Orfeo, e le amorose tracotanze di Paride ec.” (Carpani Lett. 13). Egli aveva una nipote, M. Anna Gluck, che si aveva adottata per figlia, cantante di una squisita sensibilità, e che parlava e scriveva perfettamente più lingue. Dell'età di 11 anni cominciò ad apprender la musica da suo zio, ma egli, in uno di quegli accessi d'impazienza, che erangli assai familiari, abbandonolla. Millico, fortunatamente venuto allora in Vienna, offrì allo zio di farne un nuovo saggio, e colla più grande soddisfazione di Gluck, le sue lezioni ebbero un felice successo. Portossi col suo zio in Francia, ove ebbe una graziosa accoglienza dalla corte. Poco dopo il suo ritorno in Vienna, cadde gravemente ammalata; Giuseppe II, le mostrò un vivo interesse, con mandare ogni dì in sua casa per aver nuove del suo stato; ma ella morì all'età di 17 anni nel 1776. Gluck ne fu inconsolabile: Il a perdu une nièce charmante, scriveva al Cesarotti M. de Voght, qui l'attachoit à son art, et qu'il pleure encore. Evvi una cantata posta in note da M. Becke impressa ad Ausburg nel 1777, intitolata: Lamento sulla morte della gran cantatrice Nanetta de Gluck.

Gnecco, nato in Genova fu destinato da' parenti al commercio, ma il suo genio musicale lo portò a calcar le orme degli Anfossi, dei Sacchini, dei Cimarosa e dei Paesiello. Egli ha scritto la musica di più opere buffe, come le Nozze di Lauretta; Gli Amanti Filarmonici; La Prova d'un opera seria; Carolina e Filandro; I Bramini; l'Argante; il Pignattaro; la Cena senza cena; le nozze de' Sanniti, e la Prova degli Orazj e Curiazj. Quel che distingue questo celebre compositore tra' moderni, è una maniera facile ed ingenua, una gajezza libera, e l'imitazione di Cimarosa nella parte strumentale. Nel momento, che la sua riputazione cominciava a ben stabilirsi, venne egli da immatura morte rapito in Torino nel febbraro del 1811.

Gorsse (Luigi), nelle note al suo poema Saffo pubblicato in Parigi nel 1801, annunzia un'opera col titolo: Philosophie de la musique. Per farla bene vi bisognerebbe un filosofo musico, il che è raro, od un musico filosofo, il che è più raro ancora.