«Hai a dire, che ne' suoi panni d'allora, pareva una santa che parlasse cogli occhi! Così rinfronzita somiglia una di quelle statue che portiamo in processione, tutte trine, nastri, oro e che non dicono nulla.»
A queste parole, dette da quel popolano, Giuliano si mosse e salì le scale con passo sicuro. Rocco che nulla si curava di quegli spettacoli, e forse voleva andare sconosciuto anche a C…; vedendo che il padrone saliva di sopra, si sdraiò nell'atrio e si appisolò un tantino.
«Dov'è questa sposa?—chiese Giuliano ai compagni, i quali s'erano fermati sull'uscio della sala, aspettando che fosse finita una gavotta gaia, spedita, vorticosa, che pareva un visibilio: e sfolgorante di bellezza, di sdegno, di dolore, guardò. I suoi occhi videro, il suo cuore provò uno squasso, e le mani gli si contrassero fieramente.
Vestita di raso candido, cangiante in un azzurro oltremarino leggerissimo, che le rialzava la carnagione; Bianca ballava in mezzo a quella folla d'ebbri felici, più ebbra di tutti. Una bustina color di rosa le stringeva la vita, e le reggeva il seno tumido, voluttuoso, appena coperto d'una modestina a trafori, che ne velava e non ne velava la sommità. Le braccia ignude fino più in su del gomito, agitavano le trine cadenti in moltissime pieghe dagli sgonfietti delle ascelle; e le smaniglie ai polsi, e il monile di gemme, mostravano come quella fanciulla sapesse d'essere bella, e quanto fosse venuta innanzi nella via delle vanità. I geni della innocente e timida adolescenza si erano tutti partiti da lei; e gli occhi e le labbra avevano già appreso l'arte dei sorrisi vezzosi. Che cosa erano quei capelli acconciati in falsi cirri, e impolverati come di donna invecchiata nei festini? E quel diadema scintillante in cima della fronte; e quella penna candida, che innestata alle trecce insieme al velo aereo diffuso sulle spalle, le ondeggiava superbamente sul capo? Colei dunque era Bianca?»
Giuliano arrossì; sentì dentro un rimescolamento, come se qualcosa vi si struggesse, qualcosa vi si ricomponesse; ma gli parve di aver più sciolto il respiro, e potè reggere a guardare quella donna a lungo.
Il signor Fedele, che aveva visto il giovane apparire sulla soglia improvviso, mentre che egli era lungi cent'anni dal pensarvi; tremò che fosse per accadere del torbido: e date di qua di là colla mente parecchie capate, cercava modo di parare qualche gran colpo. Non trovò nulla di meglio che avvicinarsi ai musici, e accennare che suonassero con quella già incominciata l'ultima danza. Lo sposo di Bianca, sebbene fosse coll'animo in luogo sì alto, da non poter badare a tutte le cose che avvenivano; tuttavia vide il turbamento del suocero, e fattoglisi vicino a chiedergli che avesse, potè indovinare che l'apparizione del giovane forastiero gli metteva addosso la smania. Le occhiate che colui dava alla sua sposa, gli fecero corrugare la fronte, e fu lì per andargli a domandare che cosa avesse a vedere in quella signora; ma appunto allora i musici mutarono la gavotta in una monferrina rapida e clamorosa, che doveva metter fine alla festa.
La monferrina era stimata per quei tempi una danza forastiera e di gala; ma qualunque si fosse all'ultima suonata, si soleva mutarla in una ridda, nella quale tutti venivano travolti come foglie in un vortice, anche coloro che stavano a vedere, giovani e vecchi. E quasi a mostrare che non si smetteva dalla stanchezza, ognuno badava a strepitare per sette; dond'avveniva uno scambiarsi di danzatori e di danzatrici, un passar come razzi da un capo all'altro, un turbine, un tramestio, da far tremare le volte, e da schiantar i pavimenti.
Giuliano non ebbe tempo d'accorgersi di quella bufera, che agguantato coi quattro amici, fu trascinato nel ballo, spinto, rapito da catena a catena; finchè, quasi lo si avesse voluto schernire, gli fu posta nella sua la mano di Bianca.
Era la prima volta che quelle due mani si toccavano ma ohimè! in qual guisa, e quanto diversa da quella vagheggiata dal giovane sventurato! E Bianca come fosse invasa dal genio d'una baccante, non si avvedeva di lui, se a sentirlo restio, non gli avesse dato uno sguardo. Parve alla bella donna, di sentirsi una fiamma accesa tra ciglio e ciglio; e un sorriso arido, amaro, spuntò sulle labra di Giuliano. Il quale non mosse piede; si tenne ritto e severo: e come l'ultime note dei clarini scompigliarono quella ridda finale; fuggì frettoloso, scese a precipizio le scale; e passando vicino a Rocco che subito levandosi gli tenne dietro, uscì in sul piazzale.
«Signorino—gli disse Rocco vedendolo uscir di là dentro come ne lo avessero scacciato—se le hanno fatto qualche torto, sono qua io…