Chi pensasse che la sala del signor Fedele, sebbene tra le più belle del borgo, fosse arredata con fasto, s'ingannerebbe di molto. I tempi chiedevano poco, e il padrone d'arredi non si curava molto. Poche sedie, coperte di cordovano nero die vi stava appiccato con borchie di ottone; un divano scuro; uno specchio, che a guardarvi dentro si pareva butterati; due quadri antichi, uno dei quali rappresentava il sogno di Giacobbe, l'altro la Samaritana al pozzo: ecco tutto quello che là dentro si poteva vedere in un'occhiata. A una persona nuova, quella sala sarebbe forse paruta d'un israelita usuraio; ma Bianca aveva lasciato negli occhi della signora Maddalena tanto bagliore, che questa non avrebbe veduta più splendida la dimora d'un re. Rimasta collo sguardo fisso là donde Bianca era sparita, quasi continuasse a vederla, ad ammirarla, pensava a quella bellezza, mai più immaginata, agli anni che avrebbe vissuto con essa nella felicità della sua casa di D…, e benediceva Giuliano d'averla voluta per sua.
La tolse da quella sorta di rapimento la voce grossa del signor Fedele, che veniva di stanza in stanza, approssimandosi con certi oh! lunghi e pieni di reverenza; e indi a poco comparì egli stesso frettoloso e grave, col dorso ossequente, e con una mano tesa ad una accoglienza rispettosa, coll'altra acconciandosi tra l'orecchio e la tempia una grossa penna di pollo d'India. Portava calzette nere, come le portano i preti, e brache di stoffa tralucente e nere anch'esse; le grandi fibbie d'argento delle sue scarpe lustravano da far gola ad ogni mariuolo; le catenelle dei due orologi che aveva nel panciotto di seta cangiante, gli battevano sonore sulle cosce; e quella penna l'aveva presa passando dallo scrittoio, così per parere.
«Oh! suonate a gloria campane! sclamò egli appena vide la visitatrice—la signora Maddalena! Ma che miracolo, che buon vento, che fortuna è la mia? segga, si metta a sedere, la prego!» E voltando dieci inchini; prima che la signora avesse potuto dire una parola, già l'aveva ridotta a sedere sul divano, e le si metteva di faccia sulla prima scranna che gli capitò d'agguantare—«Dunque ella sta bene, proseguiva, ed anche suo figlio? n'ho piacere! So della disgrazia del marito… eravamo amici, fratelli! sono dolori, ma che vuole! uno alla volta s'ha da partir tutti! E laggiù il signor pievano, che è sempre grasso, rosso….? questa quaresima hanno avuto un predicatore di qui, mio grande amico e grande oratore…. com'è piaciuto?
«Piacque;—rispose la signora, cui quel tempestare del signor Fedele, metteva addosso non sapeva che confusione.
«Eh……! Bisognerà bene che qualche giorno venga a D…. a pigliargli un pranzo al pievano, se no mi scomunica!….»—continuava egli—ma che vuole? non s'ha mai un'ora libera….. benedetti clienti, benedette liti….!
«Chi sa?—diceva essa.—Forse io potrei darle occasione di venire a
D…. più sovente.
«Oh!—sclamò il signor Fedele; e componendosi colle mani sul ginocchio, e col viso sporto, stette aspettando, come a dire, i cenni d'una cliente che poteva pagare assai bene.
«A dire il vero—continuò la signora—vengo per una cosa di cui avrei dovuto farle parlare da qualche amico nostro….. Ma lei mi perdonerà…. mi scuserà….
«Scusarla!—saltò su a dire il legale—che mi fa celia? Io sono qui tutto orecchi, non ha che a comandarmi, sono cosa sua io, la mia professione, la mia casa, la mia famiglia….. e parla di scuse?
«Ebbene—disse la signora pigliando animo—vengo a chiedere la sua
Bianca pel mio figliuolo….