«Eh via che non moriremo…! I Francesi non saranno peggiori degli
Alemanni. Andiamo a chiudere la porta, e niuno ci darà noia.»

I fanti continuavano a passare, facendo rimbombar le volte della scala in guisa lugubre; ma il loro aspetto non aveva ancora nessun segno di rotta patita. Soltanto gli uffiziali, vedendo chiudersi le case, e le genti del borgo fuggire, parevano addolorati di non poterle difendere. Poi fu silenzio sin verso l'ora di desinare; silenzio, dico, d'armi e d'armati, perchè i borghigiani rimasti tirarono innanzi a fare per le vie, i capannelli, i lamenti, i sinistri presagi. Ma più sul tardi furono viste altre schiere, venire innanzi spingendo sui muli, sulle barelle, una moltitudine di feriti; e a mirare come erano scomposte, e come correvano ora alla sfilata, ora affollandosi, si capiva che tornavano dalla battaglia seguita il mattino verso Settepani. Affrontate dai Francesi furiosamente, avevano abbandonato le difese dei monti; e rotte, perseguitate, afflitte di molte morti, si rivolgevano anch'esse a D…, dove il generale Alemanno, chiamava tutto l'esercito per messi a cavallo, che venivano come razzi; avendo egli disegnato di far la massa in quel luogo.

Così dalle creste più alte dell'Apennino al piano di C.., la via rimaneva aperta ai Francesi, i quali parevano risoluti di ferire qualche gran colpo in val di Bormida; e calavano con ardire inestimabile, rapidi, improvvisi, nuovi nei modi di guerra, come se il fulmine li guidasse.

Finito lo strascico degli infermi, dei malconci, degli spedati, le vie di C… rimasero mute davvero e deserte. Le famiglie rimaste, si turarono in casa, aspettando ogni minuto di udire i Francesi sfondar le porte. Ma passa un'ora, passane un'altra, questi non arrivavano; nè i più animosi affacciatisi all'abbaino dei proprii tetti, videro gente venire giù per la valle, o polverio o altro segno che l'annunziasse. A poco a poco qualche finestra s'aprì, qualche porta stridè sui cardini, qualche domanda fu scambiata da casa a casa; poi alcuni monelli furono visti farsi cenni da via a via, correre, raccogliersi camminando in punta di piedi, e parlar basso tra loro, come temessero di turbare il sonno a qualcuno. Si consigliavano, s'animavano, facevano alle pagliuzze chi dovesse andare fuori le mura, fino ad un certo punto, a scoprir paese: e uno, due, tre partivano, sparivano, tornavano, recando nulla. Allora presero a lagnarsi ad alta voce degli Alemanni partiti, e dei Francesi non venuti; e fatto gruppo intorno al pozzo della piazza, parevano essi i padri del villaggio, deputati a far le accoglienze alla soldatesca nemica.

Di questo andare il giorno volgeva alla bassa ora; e già nelle case si pensava con più spasimo, al gran tafferuglio che sarebbe stato, se i Francesi fossero capitati di notte: quando tra quei fanciulli del pozzo, qualcuno con viso maravigliato, additò il castello; e tutti si volsero a guardare da quella parte, con tanto d'occhi, silenziosi, gli uni accostandosi agli altri, come i pulcini all'apparire del nibbio.

Tra i ruderi di lassù, si vedevano uomini strani, sporgere il capo, mostrarsi dal petto in su, arrampicarsi fin sugli alti comignoli, agitando armi e fogli che spiegavano al vento, chiamando coi cenni i monelli. Questi consigliatisi tra loro un poco; parte spulezzarono paurosi, parte confortati da qualche adulto, che parlava dalle finestre socchiuse, mossero verso il colle, dapprima alla sfilata, quindi pigliando sicurtà; da ultimo facendo a chi arrivasse primo. Pareva che andassero non a vedere quegli stranieri, creduti mangiatori di bimbi, ma a far galloria; come i dì della settimana santa, che dopo gli uffizi, solevano salire in castello a frotte, suonando un diavoleto di nicchi, di tabelle, di raganelle, per imitare i Giudei andati dietro Gesù in sul Calvario.

Accozzatisi con quei soldati, che erano scorridori Francesi, venuti lassù a spiare la terra; alcuni rimasero sul ciglio del colle a chiaccherare e a ricevere carezze; altri tornarono al basso a portare certi fogli, che, letti dai sapienti, dicevano ai popoli delle Langhe stessero di buon animo, accogliessero i repubblicani per fratelli, perchè tali essi volevano essere a tutte le genti, cui portavano libertà e pace.

Rinfrancatisi alle belle parole del generale Francese, alcuni borghigiani si fecero cuore e salirono in castello. Chi l'avrebbe mai pensato? Di lassù guardando verso mezzogiorno, le colline popolate qua di vigneti baldanzosi, là di castagni antichissimi, scintillavano d'armi percosse dal sole che andava sotto. Il bagliore di quelle armi atterriva; ma se quei Francesi che le portavano, erano come quelli venuti sino al castello, gente più cortese e alla buona, non si poteva immaginarla mai più. Le accuse che loro si facevano da parecchi anni, erano adunque fatte a torto; e così pensando, quei borghigiani si lasciavano menare verso le alture, dove le bande appena arrivate, già lavoravano a far terrati, abbattute, ripari; allegre, pronte, maravigliose a vedersi tanto erano industri.

Su d'una collina, alla quale alcune case leggiadre davano aspetto più domestico; i Francesi avevano fatto sosta in gran numero, e ponevano il campo. Una di quelle casette, ornata la porta e le finestre d'un bugnato di pietra verdastra, e cinta di mortelle che facevano siepe alla spianata; era la villa di don Marco. Il poderetto che le si stendeva a piè giù pel colle, formava il patrimonio ecclesiastico del povero prete; il quale lo coltivava a sue mani, coll'aiuto di qualche giovane dei dintorni, chiamato a far giornata. Egli soleva ritirarsi in quella casetta alla stagione dell'uve; ma quest'anno vi si era confinato già da due mesi, proprio quel giorno, in cui era tornato da D…. dopo aver data alla signora Maddalena la trista nuova del mutamento di Bianca. Quei mesi erano passati; della signora e di Giuliano, non aveva più risaputo nulla; del matrimonio di Bianca gliene avevano parlato i villici, ma egli non ci badò; e siccome quell'anno i vicini non erano venuti a villeggiare lassù, perchè coi tempi che correvano si stava più sicuri nel borgo, pareva al buon vecchio d'essere in una solitudine, proprio come l'aveva sempre desiderata.

Quel giorno della venuta dei Francesi, egli se ne stava, sul vespro, leggendo nel breviario, e pascendo il cuore nella mestizia dei salmi, coll'animo più nell'altro mondo che in questo…. A un tratto udì un vocìo intorno alla casa, e affaciatosi vide sulla spianata una mano di soldati, nuovi all'assise, all'armi, al portamento leggiadro e guerriero.