«Che! bisogna andar cauti, chè costoro non sono gente da pigliar a gabbo. Piuttosto ella se ne vada giù nel borgo, persuada gli anziani a mostrarsi amici ai Francesi. Fra poco arriverà il grosso dell'esercito che lasciammo a due miglia di qui…..: vada, ma cauto, le ripeto; al convento ci penso io.»
Mentre essi parlavano, la cavalcata s'era tolta dal poggio; i colli si coprivano di fuochi; e i repubblicani cominciavano a cantare la Marsigliese, salutando la sera e la vigilia d'una battaglia odorata nell'aria.
Don Marco pareva ringiovanito, e separandosi da Giuliano, si fece promettere che si sarebbero riveduti nel borgo. Il giovane partì; pigliando cautamente la via dei boschi, e ora giù per una ripa, ora su per una costa, giunse vicino al convento, certo d'avere fatto assai presto. Ma udendo, nell'arrivare, a un trar di schioppo, un rumore di lamenti, di guai, di voci irate e minacciose, s'arrestò ad ascoltare. Che vi fossero gli Alemanni? Tutt'altro! Lo colse un brivido, gli rimorse d'essere venuto per un giro troppo lungo, si slanciò innanzi risoluto, seguisse quel che poteva seguire. Infilando i pergolati, s'udì spianare in faccia uno schioppo, e una scolta francese gridargli chi fosse.
«Viva la repubblica!—rispose Giuliano cogliendo a fatica fiato bastante, e passò. Giunto in cima di corsa, per la porta allato alla chiesa entrò nell'orto, donde il rumor delle voci veniva più alto; scantonò dietro il coro, e là come un baleno che gli desse negli occhi, vide tre uomini legati in fascio da una grossa fune, un drappello di soldati spianar gli schioppi, una vampa, una nube, e col tuonar di quell'armi udì un grido alto: «oh signor Giuliano!» Dall'orlo d'un calcinaio dov'erano stati posti, i tre caddero sugli avanzi della calce spenta, e la tinsero di sangue: il lume delle torce prese in sagrestia e portate da' soldati, rischiarava in funebre guisa quei corpi, le mura del refettorio, della chiesa, del campanile che dal mezzo in su torreggiava nel bujo; e sulla cima, allo scoppio delle moschettate, un gufo s'era taciuto, senza osare, povera bestia, pigliare il volo.
Giuliano si arrestò, si asciugò la fronte, e gli parve di sentirsela fra uno strettoio. Di chi era quel grido che più doloroso non lo avrebbe potuto gettare un'anima, voltasi addietro dalla soglia dell'inferno, a chiedergli aiuto? Passò dinanzi ai soldati che ricaricavano l'armi severi, balzò nella fossa, e guardò i morti. Un d'essi era Mattia.
«Che fate?—gridò l'ufficiale francese, correndo verso il calcinaio colla spada sguainata.—Ah! chirurgo, siete voi? Vi paiono morti per bene?
«Sì…..—ma….. e quello lì che cosa aveva fatto?—chiese Giuliano additando Mattia.
«Costui? Era uno spione cui abbiamo già perdonata la vita una volta. Fuggì dal nostro campo due giorni or sono; fu colto qui, i nostri l'hanno riconosciuto….. e si capisce…..»
Questo era un fatto da perderci la mente. Ma come mai Mattia s'era fatto cogliere in quel convento? Era o non era ancora stato a D…..? O forse non poteva essere venuto di là mandato dalla signora Maddalena? Oh! avesse potuto dare metà degli anni che gli rimanevano, per averlo vivo un'altr'ora, Giuliano l'avrebbe fatto, e di che cuore!
Con questi pensieri che gli si azzuffavano nella mente, e col cuore trambasciato, Giuliano si volse per chiedere all'uffiziale ancora qualcosa. Ma questi se n'era andato, e i soldati con lui, nel convento; dove scale e corridoi suonavano di passi e di colpi menati co' calci degli schioppi, a sfondare gli usci alle celle. Allora egli si avviò da quella parte, e affacciandosi ad una porticina che dall'orto, per un andito, metteva nel chiostro; vide come il terrore della morte scolorava i volti d'una moltitudine di frati, di villani, di donne e di gentiluomini, che parevano cadaveri, tenuti ritti l'uno dall'altro tant'erano stipati. Costoro erano la più parte persone che s'erano venute a rifugiare nel convento; e sebbene sapessero dei Francesi arrivati in C…, credendo che anche per costoro la notte fosse fatta per dormire, s'erano lasciati cogliere, come uno stormo d'allocchi presi alle paretelle. E non avevano avuto tempo d'accorgersi che i repubblicani venivano a quella volta, che già gli schioppi dei villani erano stati strappati dalle loro mani e rotti ai pilastrini dei pergolati; le schiene rimbombarono percosse dalle pugna; le bocche cessarono i guai, per le grandi palmate che vi calarono sopra. A urti, a spintoni erano stati chiusi tutti nel chiostro, dove il rumor delle schiopettate che avevano morto Mattia e i due compagni; loro era parso il segno della fine imminente.