La cappelletta cui accennava Giuliano, si vede tuttavia su d'una vetta, ombrata ora da una quercia, che per farsi gigantesca com'è in suolo arido e magro, deve essersi nudrita dei molti Francesi e Alemanni, caduti là intorno, la vigilia di quel dì. Perchè sin là appunto si era stesa l'ala destra dell'esercito imperiale; là era stato uno dei più stretti gruppi della battaglia; ma a quell'ora anche là era scomparsa ogni traccia di lotta; e soltanto ne rimanevano i segni nella porta della chiesuola sfondata, e negli arredi sconvolti.

«Io vi ho fatto venir qui,—disse Giuliano al Francese, che a quelle parole parve riscotersi da un sogno, essendo venuto su pel colle, pensando alle cose del giorno innanzi:—io vi ho fatto venir qui, perchè mi siate testimonio, che io dinanzi a Dio e a questo mio maestro, offro la mia vita a questa fanciulla, se essa si contenta d'essere donna del figlio di quella santa, che l'ha tanto amata….

«Tecla, vuoi essere sposa di Giuliano?—chiese don Marco, brillando nelle pupille d'una gioia divina, alla giovinetta rimasta lì quasi trasfigurata. Essa chinò gli occhi e all'atto della persona e al rossore di cui si tinse, parve rispondere: «ecco, o Giuliano, la vostra ancella.»

Don Marco prese le mani dei due giovani, se le strinse al cuore e disse: «Figliuoli, Gesù è morto da diciotto secoli promettendo vicino il regno de' poveri. Se il regno de' poveri è cosa di questo mondo; tu, o Giuliano, che hai capita la parola di Gesù, e tu Tecla che hai visto adempiersi in te la sua promessa; ricordatevi che al mondo vi sono molti afflitti, che ne aspettano dai felici il compimento per tutti.

«Ed ora addio Tecla,—disse Giuliano stringendo tra le sue le mani della giovinetta:—tu starai nella casa di nostra madre, finchè io tornerò. Marta, voi servirete la mia sposa, come serviste mia madre: lei don Marco, se vuol farmi un gran bene, stia con queste due creature, finchè i tempi sieno più quieti.

«Ma e tu?—chiese don Marco con ansia.

«Io vado alla casetta, dove mia madre sperò di vivere con me qualche tempo. Tornerò di laggiù, quando lo spirito di lei mi consiglierà a farlo. No… no… maestro, Marta… nessuno mi contrasti con preghiere… io debbo andare. E voi—soggiunse volgendosi al Francese:—proteggete la mia casa, e pregate per me il generale a proteggere il mio povero borgo.»

L'ufficiale non potè rispondere se non con uno sforzo, per far il viso fiero; tanto per non mostrare la tenerezza, che si sentiva dentro a quello spettacolo.

Ancora pochi detti, poche raccomandazioni, pochi sguardi d'intelligenza tra quelle anime; poi don Marco si pigliò Tecla e Marta una per lato; il Francese gli tenne dietro e si misero a discendere il colle.

Giuliano li accompagnò collo sguardo giù per la china, fin che furono giunti nell'atrio della sua casa che si vedeva di lassù assai bene. Quando essi si volsero a cercare cogli occhi, s'egli fosse ancora sopra quella vetta, lo videro sparire scendendo dall'altra china. Il suo ultimo sguardo si era posato su due tetti di D…; quello di Tecla fatta sua, e quello della chiesa parocchiale, sotto le cui volte posava sua madre.