Così dicendo, mise dentro la palazzina il frate, e salirono in sala. Là cortesie e accoglienze liete tra damigella Maria e Margherita e quest'ultimo; il quale chiesto di Bianca, gli fu insegnato dalla sorella la camera del piano di sopra, dov'era. Ed egli fece la scala accompagnato dalle benedizioni delle due donne, cui pareva gran ventura la visita d'un uomo, che forse veniva recando seco il segreto della consolazione.
Frattanto il signor Fedele, che s'era andato a ricomporre un tantino i panni in altra stanza, fattosi sull'uscio della sala, con certa allegrezza nuova nella voce, diceva alla cieca:
«Cognata, pensate al desinare; lo voglio sontuoso, perchè terremo con noi il padre Anacleto: tu Margherita corri dalla massaia, che tiri il collo a un par di piccioni e a una gallina; con un sorso d'aceto che io metterò loro in gola, diventeranno di buona cottoia lì per lì; diamoci attorno leste, e se vi bisogna aiuto son qua io. Che? ridi? ridete? In opera di cuocere vedrete chi sono!»
A questo fare piacevole, mai più costumato da lui, la zia Maria e Margherita, si sentirono proprio rinate. Che tutto questo mutamento d'anima e di modi, venisse dal padre Anacleto? Che gli avesse toccato il cuore? Lo benedissero cento volte, nè la cieca avrebbe fatto di più, se il frate le avesse dato un barlume. La nipote valeva dieci cotanti più degli altri giorni; e di sù di giù, una affaccendata, l'altra in cucina; in un batter d'occhio le pentole bollivano, le padelle friggevano; avessero potuto imbandire pupille di fagiani, sarebbero loro parso poco pel frate; al quale, l'odore delle vivande gratissimo, saliva dalla cucina fin nella camera di Bianca.
Egli v'era entrato, come a entrare nella propria cella; mentre la fanciulla, appoggiata al davanzale della finestra, guardava fuori la campagna, e i colli e i monti lontani. E a veder biancheggiare qualche campanile che accennasse un villaggio romito; si sentiva rapire il cuore a quella lontananza, come se là avesse potuto vivere felice.
«Bianca,—aveva detto il padre Anacleto, dopo essersi soffermato un tantino sulla soglia, a mirare la bella in quel suo raccoglimento:—Bianca, tu stai guardando i campi, come se attendessi da qualche parte un portatore di novelle liete…»
La fanciulla, che s'era volta addietro alla prima chiamata; col volto chino, come temesse di lasciare scoperti i mesti pensieri; si fece incontro al frate, per baciarli il cordone; ma questi le porse la mano. Essa la baciò, e poi disse:
«Oh padre, come ha fatto bene a venire quassù! Non l'ho più riveduta da due mesi, sa? quel giorno che venne a C…. al mortorio di quella povera mia amica…. Povera! io, povera, e non essa! ma faccio per dire…
«O che hai con queste malinconie!—sclamò il frate,—lo so anch'io, che a questo modo andrai a male colla salute!—E tenendole alta la fronte colla mano, che essa aveva baciata, e guardandola maestoso nel viso, soggiunse:—dunque, tu non mi vuoi dire che cosa aspetti, o che cosa cerchi cogli occhi, da quella finestra?
«Nulla!—rispose Bianca—io non aspetto nulla. Guardava così, per quei campi; e pensava che sotterra si deve stare quieti quieti, in queste lunghe giornate che non vogliono mai finire. Cercava, quale sarebbe il più bel posto per farvisi scavare il sepolcro.