«Oh….! essi avevano altro a fare! Oggi c'era gran pranzo dal parroco: un pranzo di preti, di frati, di soldati, di signori e signore….! mezzo il borgo faceva le feste a quegli uggiosi Alamanni che sono colà!….»

La signora diede attorno un'occhiata, quasi temesse che qualcuno fosse stato a udire lo parole di Giuliano, poi mutò come potè il discorso, e proseguì: «hai detto che è triste nevvero? povero don Marco, capisco…. noi vecchi ci sentiamo fuggire il mondo….»

«Eh!…. a vedersi tra piedi quella turba di soldati, a sentire quello strascichio di sciabole, anco a non essere vecchi c'è da diventar tristi e far peggio….! Se gli Alemanni fossero a D…. non ci starei più un'ora….!

«Giuliano!—sclamò la signora, levandosi ritta—dimmelo, che tanto l'ho già indovinato….! Tu hai questionato con qualcuno di quei soldati! Oh…. no? Me lo accerti? Voleva vedere! Pensa che qui, essi hanno in mano tutto e tutti…; credi in cuor tuo quel che ti pare, ma bada a non darmi dispiaceri, chè se non te l'ho mai detto te lo dico ora: non sono più quella d'una volta e non potrei più sopportarli….!»

Giuliano sentì dar giù improvviso quel bollore che gli si era levato in petto, e guardando fisso sua madre, come se soltanto allora s'avvedesse che la salute le veniva scemando, provò uno sgomento sì forte che rispose pronto e pacato:

«Dispiaceri da me non ne avrà mai; ma questi Alemanni venuti quassù a proteggerci e a spogliarci….. gli odio…. gli aborro, vorrei vederli tutti morti.»

La signora tacque: e Marta che essendo entrata a mettere qualcosa in sulla mensa, aveva udito le ultime parole del signorino, si morse la lingua e tornò in cucina sbalordita, come vi fosse rotolata giù da un burrone, o quelle eresie fossero state ceffoni avuti in faccia. Odiare gli Alemanni, odiarli a segno da desiderarli tutti morti, non le pareva cosa che si potesse dire da un giovine dabbene, come era sempre stato Giuliano. Capì il gran mutamento che doveva essere avvenuto in lui nello stare lungi da casa; rammentò che questo mutamento, il pievano l'aveva predetto sin dal primo giorno che egli era andato a Torino; vide confusamente il male che ne poteva seguire, e una profonda malinconia mista a certo sdegno pesò sul suo vecchio cuore. Avesse visto entrare in casa la farfalla più scura del mondo; si fosse versata e rotta l'oliera; o la gallina a lei più cara avesse cantato da gallo in sul bel punto della mezza notte: essa non se lo sarebbe recato in malaugurio, quanto quelle amare parole, che biascicò due o tre volte, pesandole colla mente e chiudendo gli occhi, come se più non osasse guardare la luce.

Intanto i padroni mangiucchiando avevano mutati i discorsi; e sebbene il giovane di tanto in tanto lasciasse cadere le domande della madre, essa dalla tema di fargli saltare in capo d'andar fuori di nuovo, taceva in pazienza. Per sapere se qualcosa gli fosse avvenuto cogli Alemanni, disegnava di mandare l'indomani qualcuno a C…. con un biglietto per don Marco: ma pel momento, avendo in casa il figliuolo non temeva di nulla, e finì di cenare, senza essersi raccappezzata in quella tristezza e in quel viso scuro.

Marta chiamata a sparecchiare, venne dalla cucina imbroncita: e accesi due lumi da mano, uno ne porse alla padrona ed uno al giovane, ma non disse nulla. Egli salutata rispettosamente la madre, e data la buona notte alla vecchia, salì nella sua camera, al più alto piano della casa, proprio sopra quella della signora, alla quale non era mai parso di poter dormire tranquilla, se la notte egli non era in luogo da poterlo udire, solo che si movesse.

Rimasta sola colla signora, Marta volle sfogarsi, e giungendo le mani proruppe: