«Signor prete, sarebbe lei il pievano di D….

«No,—rispose Don Marco:—Salga su quel monticello dove vede quel campanile; il pievano abita lassù; vada pur dritto che non può fallare….»

Il soldato salutò di nuovo, e ripigliando il trotto, tirò innanzi.

Ma così non fece Don Marco; chè avendo cansato la terricciuola di R…. per non imbattersi nel curato, il quale l'avrebbe annoiato col volerlo seco qualche ora; adesso si studiava passare in parte da non essere visto dal pievano di D…. nè da altri preti, che gliene potessero dire. Si sentiva mal disposto verso gli ecclesiastici; e disviando, discese sul greto del torrente, per guadare alla riva sinistra, e quindi arrivare alla casa della signora Maddalena, che giaceva su quella.

Al guado più agevole, sedette sul primo sasso che trovò, si scalzò lentamente; e dando uno sguardo alle sue gambe insecchite, quasi per confortarle a porsi nell'acque; sorrise, e pensò che tra non guari le avrebbe poste a riposare nelle buche dei morti. Entrato nell'acqua, i ciottoli del fondo gli scivolavano sotto le piante; ma sebbene ad ogni passo gli paresse di cadere, la freschezza dell'onda gli temperava il disagio, e guadagnò l'altra sponda. Là si rimise in gamba le grosse calze di lana, che non erano più nere, ma d'un colore come di panno strinato; poi contento del tepore che gli ravvivava le carni, prese un sentieruolo, il quale lungo l'argine d'una gora guidava al molino del borgo, donde in pochi passi, si saliva al piazzale della signora Maddalena.

Tra l'andare e lo stare a ripigliar fiato, ora a quella, ora a quest'ombra, aveva fatte quasi le ventidue; ed egli sapeva come fosse l'ora, in cui la signora soleva uscire per le sue passeggiate solitarie. Guardò pei prati e pei campi vicini, ma non la vide; perchè s'erano mutate in quella casa di molte usanze, massime in quei due mesi, ch'essa non usciva quasi più. Amava la solitudine; un cerchio plumbeo le si era venuto formando intorno agli occhi; dal tanto patire, le carni le si erano fatte scure; talvolta, si lagnava colla fantesca, d'avere le labbra arse, e nel cuore un caldo come d'acqua bollente; tal'altra rabbrividiva, e poi parlava di mostri che le era parso di vedere. Marta s'ingegnava di farle animo, diceva che di quelle scosse di nervi n'aveva provato anch'essa; e parecchie volte pigliava la via della montagna, e tornava carica d'erbe che conosceva per buone a quei mali; ma l'indomani le buttava via senza averle adoperate.

A guarire la signora sarebbe occorso altro aiuto. Suo figlio in casa, Bianca per nuora, e la dolce quiete; questi sì che sarebbero stati farmachi da giovarle! Ma di lui non si pregava che le notizie; di Bianca non aveva più risaputo nulla; nè s'era mai rischiata di chiederne a Don Marco per lettera o per altra via. Di quello che aveva inteso e veduto a C… le era rimasto qualcosa che la consigliava a non si fidar nel futuro; e sebbene la fanciulla avesse promesso di non essere d'altri mai; si mescolava a quella memoria l'immagine del signor Fedele, come quella d'un drago delle tante favole, che alla fine l'avrebbe costretta.

Per togliersi un poco a quelle idee lugubri, aveva trovato un passatempo che per quell'età, non era cosa da poco. Raccoglieva ogni giorno tre o quattro fanciulle del vicinato, e loro insegnava a leggere con molto amore. In questa impresa, essa e le alunne s'erano così dilettate, che queste sino dalle prime lezioni avevano imparato il gesummaria. Io non saprei con quale giudizio i pochi che allora sapevano di lettere in quella valle, avessero dato all'abicì quel nome, che sempre è sulle labbra alla gente che sclama per dolore, per uggia o per paura: ma so che lo si chiamava ancora a quel modo, sarà poco più di vent'anni.

La novità spiaceva a Marta, la quale ne mormorava tra sè ogni giorno; molestata dal monotono sillabicare di quelle donne: spiaceva a Rocco, perchè tra queste ci aveva la sua Tecla: e sopra tutti spiaceva al pievano, il quale non s'era potuto tenere dal dire di sul pulpito, che qualcuno della sua pieve, lavorava a far roba pel diavolo. Ma la signora Maddalena, pur avendolo risaputo non ci badava, e tirava innanzi da brava maestra.

Quel giorno, all'ora in cui don Marco si avvicinava, essa aveva seco, delle alunne, la sola Tecla… Questa, chi non l'avesse più riveduta, dal dì della partenza di Giuliano, a prima giunta non la ravvisava. Faceva allora i suoi sedici anni; e prima, niuno s'era accorto che fosse bella; perchè la sua faccia aveva patito il sole; e forse la gran sanità, che fa parere le campagnuole sin troppo virili, teneva nascosti i pregi delle sue forme. Ma da quando Giuliano le aveva dette, sul prato, le afflitte parole che rammentiamo; i contorni del viso e la persona le si erano risolti in molta bellezza: e a misura che immagriva, si avrebbe potuto somigliarla ad una statua, sbozzata alla grossa nella furia del creare, e poi condotta a fine con lungo affetto. Di certo le era entrato qualche dolore, che assiduo ma pacato aveva fatto migliore l'opera della natura; e parlava in essa dagli occhi neri e languenti, maestro d'un'anima nata con ali da volar alta, e tenuta in cambio, tutta l'adolescenza, nascosta e costretta come gemma in seno alla roccia.