In ciò che appartiene alla storia, credo d'esserne stato l'interprete fedele, almeno quanto sia possibile d'esserlo; poichè, massime negli avvenimenti di guerra, si sa quanto sia difficile il poterli raccontare con esattezza.
Circa alla parte romantica, se non ci fosse la storica, in cui mi reputo competente, e se non mi sentissi provocato dall'insofferenza dei vizi e nefandezze del pretismo e suoi protettori, io non avrei tediato la gente in un secolo in cui scrivono romanzi i Guerrazzi ed i Vittor Hugo.—Infine, propenso alla tolleranza, io scrivo più in odio al male, che affligge l'odierna Società, che agli uomini che la rappresentano colle denominazioni di ministri di Dio e della Corona.
Caprera, 15 dicembre 1869.
G. GARIBALDI.
CAPITOLO I.
CANTONI IL VOLONTARIO.
Ce n'est pas vrai qu'aux rois nous ayons fait l'aumone:
Nous servions l'Italie, nous ne servions personne.
(Autore conosciuto)
Bello come l'Apollo di Fidia¹, come Milone di Crotona robusto², Cantoni, il coraggioso volontario di Forlì, destava l'ammirazione universale degli uomini quando alla testa de' suoi militi assaltava il nemico d'Italia, e quella delle donne,—e le donne sì che sanno apprezzare il bello e valoroso uomo. Sulle donne dunque egli esercitava quel delizioso fascino contro cui non varrebbero le gelose mura degli harem³, custodite dalle guardie di Neri e dagli Eunuchi del severo despotismo orientale, quel fascino che lega al destino del suo idolo la più debole, la più forte, la più virtuosa, la più depravata. ma comunque la più perfetta delle creature con cui Dio abbellì la famiglia degli esseri animati su questa terra.
¹ Esistente nel museo di Roma. ² Milone che con un pugno uccise un bue. ³ Negli Harem i Turchi tengono le loro donne.
Vi sono degli uomini, ai quali per quanto cara ti sia l'esistenza, l'affideresti come alla madre che ti portò in grembo.—A cotesti il cane fido di casa tua non abbaja; i tuoi bimbi, che lo videro per la prima volta, si rovesciano tra le sue ginocchia implorandone una carezza. Fidente nella virtuosa sua amicizia, tu non sei geloso della tua donna. Guai al protervo che attentasse di denigrare la tua riputazione in sua presenza!—E se giammai l'avversità amareggiasse l'anima tua, l'amico dividerà teco il suo pane e ti mostrerà gratitudine per averlo preferito nella sventura.