¹ Pennone inferiore su cui sono invergate le vele di trabacco.

Il cuore batteva ad Elia, e ne avea ben donde comunque determinato; egli avventò il primo colpo alla testa dell'ufficiale e lo sbagliò!

La lama della scure conficossi ben addentro nel bottabarra come si può supporre pel colpo vibrato dal robusto braccio dell'Anconitano.

Il capitano, per fortuna di Elia, era in quel momento distratto, e pensò fosse qualcosa caduta da riva¹ e guardò in alto verso la cima dell'albero, mentre l'altro estraeva il ferro dal legno. Tuttociò accadde in pochi momenti, non potè però effettuarsi senza che l'ufficiale turco s'accorgesse della presenza d'Antonio, del suo ferro e del contegno ostile, essendo la notte oscurissima bensì, ma il sito alquanto rischiarato dal lume della bittacola².

¹ Di sopra. ² Sito ove si tengono le bussole.

Il terribile jatagan fu in un momento sguainato, ed un colpo sulla spalla sinistra d'Elia ne innondò il corpo di caldo sangue.

Sin allora come abbiamo accennato di sopra, una certa titubanza era mista alla disperata risoluzione dell'eroe italiano, ma il calore del sangue gettò il fiero giovane nell'orgasmo dell'eroismo, in quel momento ferita, vita, morte, erano un nulla! La mannaja rotò nelle sue mani con agilità elettrica e l'Ottomano cadde col cranio spaccato.

Quasi nello stesso tempo entrava in giuoco il timoniere, ma appena pose la mano alle armi esso era disteso al lato del capitano.

La terribile pugna d'uno contro nove armati meritava la luce del sole, e se quella scena di morte si eseguiva al cospetto di spettatori, o fosse stata soltanto illuminata da fiaccole o da un incendio, essa avrebbe sembrato una pugna di demoni contro il genio del bene rappresentato dal giovine Anconitano.

La felice impresa coi due primi lo animò talmente che, con minor difficoltà ch'egli non avrebbe sperato, potè disfarsi dei sette rimanenti nemici ch'egli attaccava separatamemte, nell'angusto spazio, tra la murata e la barca, e che trovava sonnolenti e soperchiati dalle bevande spiritose.