Una delle buone disposizioni del generale Avezzana fu quella di occupare le posizioni esterne del monte Gianicolo fuori di Porta San Pancrazio. Le ville Corsini, Panfili, ed altre, situate sui vertici di quelle dominanti colline, presentavano una difesa imponente, coi loro solidi edifizi, coi recinti delle loro mura, ed i superbi secolari boschi che le adornano. Baldanzoso, il nemico avanzavasi sulla strada di Castel Guido verso porta Cavalleggieri, ed alle 10 antim. spiegava le sue teste di colonne, ed assaliva risolutamente, protetto dalle sue artiglierie messe in posizione.
Venendo da Castel Guido a porta Cavalleggieri si lasciano a destra le alte posizioni del Gianicolo, e trovandosi la Legione Italiana su quelle alture, essa colse l'opportunità d'un attacco di fianco sulla destra dei napoleonici.
I soldati nemici, già impegnati all'assalto della porta suddetta, vedendosi bruscamente attaccati sul loro fianco destro e potendo combattere un avversario non coperto da mura, fecero fronte a destra, ed il combattimento impegnossi furioso contro i legionari assalitori. Ivi presero parte, colla Legione Italiana, la Legione Romana, i Volontari d'Arcioni ed altre piccole frazioni di corpi.
Marrocchetti, Galletti, Arcioni, che comandavano i tre corpi suddetti, gareggiarono di valore e d'intrepidezza.
Il capitano Montaldi, uno dei migliori ufficiali di Montevideo, fu il primo che diradò le file di quei reduci valorosi. Alla testa della sua compagnia egli attaccò la destra nemica con tale impeto che la fece piegare sino sulle sue riserve. Ma vergognato di cedere davanti a sì picciol numero di Volontari, il nemico, rimesso dal suo stupore, caricò la compagnia con forza decupla, l'avvolse, ed il prode Montaldi cadde, vendendo ben cara la vita. Egli cadde nelle braccia di Cantoni, che sdegnoso di tenersi al quartier generale, avea accompagnato Montaldi, quando questi riceveva l'ordine d'attaccare. Il valoroso Martino Franchi, che trovavasi in ajuto di Montaldi colla propria compagnia, sostenne l'urto del nemico sino a raccogliere le reliquie dei compagni sopraffatti da sì numeroso nemico. Molti caddero di quella intrepida compagnia, e Cantoni, dopo d'aver sorretto il suo comandante, fu rovesciato egli pure da una palla alla tempia. Le colonne bonapartesche che s'avanzavano su Roma, eran tutte guidate da preti, che marciavano come guide alla loro testa, col crocifisso alla mano. Uno di queste guide, alto e corpulento, che precedeva la colonna del centro, fu da Cicerovacchio additata al generale Avezzana, e questi, che in quel momento trovavasi in una batteria comandata dal tenente Bovi, esclamò: «Bovi! che bel colpo», e Bovi che amava i preti come il diavolo l'acqua benedetta, appuntando un suo cannone da 9 in bronzo, lo diresse con tanta destrezza, e con tanta esattezza riuscì la mira, che la palla portò prete, sottana e crocifisso, tutto in un mucchio tra le fila della testa di colonna, ove fece una vera strage, e per compiere il miracolo, il crocifisso conficossi nell'occhio destro del colonnello Devot, che avea perduto il sinistro all'assalto di Costantina.
«Bravo Bovi! esclamò il fondatore di Tampico¹. Bravo! e se in tal modo fossero accolti il Papa e Bonaparte, questa povera Italia cesserebbe d'esser lacerata e disonorata.»
¹ Avezzana.
Il combattimento del 30 aprile durò molte ore: i Bonaparteschi, battuti di fronte dalla nostra artiglieria delle mura, e fucileria, di fianco dai corpi volontari che occupavano le posizioni esterne del Gianicolo, finirono per ritirarsi in disordine, lasciando nelle nostre mani 500 prigionieri circa.
Gl'Italiani videro le spalle dei loro boriosi nemici, e dovettero capire in quel giorno, che quando si è veramente decisi a battersi, per lo più si vince. Vi furono molti atti di bravura in quei nostri militi improvvisati. Io accennava alla gratitudine dell'Italia alcuni gloriosi nomi di morti, di cui si potrebbe, dire come Byron disse di Dante, di Galileo, Machiavelli, Michelangelo: Questi elementi di grandezza umana, basterebbero a Dio per una nuova creazione!—Ed io dirò: I prodi che caddero per l'onore italiano a Roma sarebbero un lievito sufficiente per una legione di liberatori! Panizzi, Masina, Mameli, Daverio, Davide, Montaldi, Peralta, Minuta, Ramorino, Manara, Melara, Morosini! Che uomini! che uomini!
Quando il carnefice di Roma, che alcuni eunuchi si contenterebbero di veder privo del temporale, innalzava un monumento ai suoi sgherri sulle ossa di quest'illustri martiri, non si trovò un nato di questa terra che tentasse di capovoldare il monumento infame, d'infrangerlo, d'imbrattarlo! Oh! è ben prostrato questo popolo! ben accovacciato! ben nullo!