Ma che volete, se il popolo considerasse con calma la propria potenza e ne sapesse con coscienza e tranquilla risoluzione trarre profitto, certo non vi sarebbero tiranni, non vi sarebbero impostori.

Il nostro Martino dopo di aver sudato, per avvicinare il gesuita, ma invano, dopo d'aver tentato d'arringar la folla ed invano ancora, stanco della giornata oltremodo laboriosa, pensò di ritirarsi per prendere qualche riposo.

Gaudenzio, che maestro era di ogni malizia, non udendo più la voce di Franchi, ch'egli avrebbe distinto nel furore d'una tempesta e che temeva molto più delle ugne del cavallo d'Aguilan, Gaudenzio, dico, profittando della presenza d'un alto personaggio davanti a lui, che colla sua gigantesca corpulenza più d'ogni altro lo impediva di fuggire, annientossi per un pezzo, abbassandosi quanto gli fu possibile, poi rialzandosi come un energumeno si mise a gridar a squarcia gola: «Addosso alla spia!» ed a battere coi pugni sui fianchi del mal capitato colosso, giacchè non lo poteva arrivare più in alto. Chi fosse l'uomo di smisurata statura, molti de' nostri lettori lo avranno forse conosciuto. Esso altro non era che il signor B. Busso, onestissimo repubblicano, che da pochi giorni trovavasi in Roma per assistere al ridestarsi d'un gran popolo.

Il signor B. da principio, non curava lo schiamazzo della plebe, e certamente non vi sognava d'esser lui l'oggetto dell'ira popolare, ma fattone accorto dalle busse del Gaudenzio e da altri che cominciavano ad avventarsi e seguire l'esempio del gesuita, oh allora egli cominciò a movere due braccia che sembravan due travi, e non potendo menar rovesci per la folla compatta, e per l'infinità degli assalitori, egli lasciò cader la destra sul capo del prete, che andò a dar del mento sulle proprie ginocchia. Prendendolo poi pel colletto, come se fosse stato un bambino, lo capovolse, lo afferrò per l'estremità delle gambe, e rotolandolo sulle teste degli avventati, fece in un momento de' suoi dintorni, un mucchio di giacenti accatastati gli uni sugli altri.

Però cosa poteva un solo contro una moltitudine fanatica, e tanto più fiera ch'essa si trovava in fronte un solo competitore? Poi, secondo abitudine romana, alcune daghe cominciavano a luccicare nell'aria, e guai se queste pervenivano ad avvicinare il nostro conosciuto, fortissimo uomo, ma disarmato. Per fortuna del nostro B. e dell'onore Italiano, una voce autorevole e terribile fece ristare la moltitudine, e tutti gli sguardi furono rivolti a quella parte. Il generale Avezzana, col suo stato maggiore, rientrava in Roma dopo di essersi coperto di gloria nella brillante pugna di quel giorno.

«Fermi!» fu il grido del maestoso veterano della libertà Italiana. «Fermi!» e frattanto, seguito da dieci cavalieri, il generale rompeva la folla col petto del cavallo, dirigendosi verso l'aggredito straniero ch'egli avea subito riconosciuto, ed indovinato il motivo dell'aggressione, fece scendere due ufficiali che ajutarono il nostro B. a montar a cavallo. E dopo poche parole che soddisfecero i popolani, la comitiva s'incamminò fuori di quella babilonia. Gaudenzio trovato svenuto al suolo quando la folla si diradò, fu raccolto da alcune pie Trasteverine, e trattato quale una vittima di patriottismo. Parecchi popolani dei rovesciati da B. narravano la stessa sera ai loro amici e famiglie; che se tutti avessero mostrato il coraggio e la risoluzione di quel tale dalla cicatrice sulla faccia (prodotto dal colpo di bottiglia di Franchi) la spia non sarebbe fuggita alla giustizia del popolo.

Ecco come vanno le cose del mondo, e come il più delle volte i birbanti sono portati in palma di mano!

CAPITOLO XXXV.

I CONFESSIONALI.

Ed i confessionali servissero a far bollire i maccheroni dei poveri…