Gaudenzio cadde boccone sulla testa di Cantoni, e siccome questo era ancora ferito alla testa, ma non mortalmente, la scossa di quel corpaccio lo richiamò in sensi.

Cantoni mosse la testa, ed il suo primo pensiero fu all'adorata sua fanciulla, ch'egli riconobbe presso di sè, benchè già notte. Egli, palpitando di timore e di speranza, le pose la mano sul cuore, e dopo d'essersi assicurato che batteva, la adagiò pian piano meno incomodamente, aspettando il compimento della sua sorte, da uomo sempre pronto ad affrontare il pericolo, e custode questa volta di quanto aveva di più caro nella vita dopo l'onore e la libertà d'Italia.

Siccome i Buonaparteschi però avevano ancora molti feriti fuori tra i nostri, giunta la notte, ed essendovi poco pericolo d'esser molestati dalle mura, non tardarono ad uscire par raccoglierli.

Così furono raccolti Cantoni ed Ida, che il fresco dalla notte avea pure rianimata essendo la sua ferita nel petto, ma non mortale. Ambi furono trasportati in un ospedale nemico. Alla resa di Roma poi furono lasciati liberi di tornare a casa.

Dal 3 giugno ai primi di luglio, in cui Roma si arrese, fu una serie di gloriosi combattimenti, ma senza frutto. Palmo a palmo si difese il tratto di terreno, che avvicina porta San Pancrazio; il nemico fu obbligato d'impiegarvi tutta l'arte degli assedi per giungere alla mura. Anche dopo d'aver aperto due breccie, egli non azzardò di assaltarle di giorno, tanto era il rispetto in cui lo tenevano quei tremendi difensori. I quarantatremila soldati di Buonaparte ajutati nel resto d'Italia da altri tre eserciti, austriaco, spagnuolo e borbonico, vinsero quel pugno d'uomini, che combattevano per la causa santissima del loro paese, ricollocarono nel cuore dalla sventurata Italia il più detestabile, il più schifoso dei poteri umani: il Papato!

Ora, mentre si combatteva per la causa di tutti in Piemonte, a Venezia ed a Roma, Italia fece forse il suo dovere? quante furono le città che s'incendiarono come Mosca, per non restar preda al nemico? quante quelle, che come Ipsara, e Missolungi si fecero saltar in aria, per non veder le loro donne, ed i loro bimbi prostituiti? quante le donne, che, come in Spagna si prostituivano, per aver agio di pugnalare il loro drudo straniero?

Sì! io ho veduto! e cosa?—mi fa ribrezzo il narrarlo: moltitudini plaudenti all'eccidio dei pochi prodi che morivan per esse. Eserciti italiani, che impassibili spettatori assistevano al duello a morte, impegnato tra due eserciti stranieri da una parte, e pochi valorosi Italiani dall'altra, su terra italiana!—Governi! Ah! qui, mi converrebbe bagnar la penna nel fango, per scrivere tante turpitudini, umiliazioni e tradimenti!

Dopo diciott'anni, non lungi dalle mura di Roma gl'Italiani combattevano una fazione sventurata ma gloriosa!

In Roma essi avevan rinchiuso l'esercito dei chercuti, che spaventato avea fatto saltare i ponti che guidano alla città eterna.

A Mentana quello stesso esercito intiero, era debellato dalla gioventù italiana, sotto condizioni per questa sfavorevolissima.