E che pianto! e che grida, mandavano quelle sciagurate! Del dolore che ne risentivano, lascio giudicare i miei lettori.
Colesti piagnistei li ho ricordati qualche volta, alla lettura delle discussioni parlamentari, ove certa gente pagata o che spera d'esserlo si sfiata ripetendo dei bravo, bravissimo alle insulse e sovente liberticide ragioni di questo o di quell'altro primo ministro.
Il feretro del principe T. fu seguito da molta gente perché si seppe egli essere un principe e nella massa degli uomini che accompagnavano il titolo per altro colla maggiore indifferenza, si distinguevano pure alcune fisonomie meste e queste erano i veri amici del defunto: Attilio, Muzio e Gasparo. Quest'ultimo si vedeva chiaro avere gli occhi gonfi dal pianto.
La fiera natura del vecchio sovrano della campagna di Roma era stata scossa dalla perdita del suo amico e padrone a cui s'era affezionato sinceramente il che provava la buona indole dell'uno e l'eccellente cuore dell'antico proscritto.
Piangeva egli il principe? No! egli piangeva l'amico, il benefattore!
Quanti amici potrebbero avere i grandi della terra ed a poco costo se volessero aprire l'anima loro alla beneficenza e far sentire men dura l'ingiustizia della sorte a coloro cui fu matrigna.
Molti io conosco tra i grandi benefici, anzi angeli di bontà tra il sesso vezzoso, ma sono pochi in paragone delle moltitudini sofferenti e la maggioranza dei favoriti della fortuna non solo è indifferente pei tapini ma li sprezza, li scaccia da sé, li scortica in mille modi.
Cura di governo dovrebbe essere quella di migliorare la condizione del povero e non è così sventuratamente. I governi pensano alla propria conservazione e per consolidarsi corrompono gran parte del popolo col fine d'avere dei satelliti e dei complici.
La massa dei benestanti potrebbe in gran parte correggere questo capitale difetto dei governi sorreggendo i miseri e migliorandone la sorte ma non lo fanno. Pure loro sarebbe facile! se soltanto volessero privarsi d'una parte del loro superfluo. Il povero manca del necessario per sostentarsi e il ricco nuota tra le copiose vivande e gli squisiti e variati vini il più delle volte nauseato dell'abbondanza e dalla penosa sazietà.
"A che tanto dolore per la perdita d'un nostro nemico, signor Capitano?" Queste parole furon precedute da un picchio sulla spalla destra dato a Gasparo da una figura singolare che gli veniva dietro nel funebre convoglio. Il vecchio voltossi, stette un momento a considerare il famigliare suo interlocutore, e poi con una esclamazione poco convenevole alla santità della circostanza e con sorpresa dei vicini "Accidenti ai settandue!(78) Ma sei proprio tu Marzio?!" "E chi ha da essere altro che il tuo luogotenente, mio venerabile comandante!".