"Fra un'ora sarà qui Silvio con dieci dei nostri; con tal rinforzo saremo sufficienti ad assalire tutta quella caterva di birri e di preti", soggiunse Attilio con accento d'uomo convinto.

Un istante di silenzio successe a queste ultime parole. Allora
Dentato:

"Poiché hai deciso di tentare questa notte, dovremo aspettare almeno sino alle dodici. Allora direttori e custodi saranno in potere di Bacco e forse già addormentati. Il mio tenente poi ha trovata certa Lucrezia nelle vicinanze, la quale basterà per tenercelo discosto fin presso al mattino".

Le parole di Dentato furono tronche dall'entrare del dragone lasciato di guardia alla porta, il quale annunzio l'arrivo di Silvio co' suoi.

CAPITOLO IX

LA LIBERAZIONE

Una delle cose ch'io notai come straordinaria in Roma fu il contegno e la bravura del soldato Romano. Quei soldati propriamente che si chiamano soldati del Papa e servono il più schifoso dei governi hanno conservato certo robusto piglio marziale e tanto valore individuale da far stupire davvero.

Alla difesa di Roma ho veduto gli artiglieri Romani combattere con tale coraggio da andarne superbo, ed ho pure veduto i pochi dragoni, allora esistenti, condursi valorosissimamente.

Nelle frequenti risse tra soldati romani e stranieri dopo caduta la città non v'è forse esempio di Romani sopraffatti, anche se gli avversari prevalevan di numero.

I preti lo sanno, e sanno pure che il coraggio disdegna essere guidato dalla viltà e sono certi che in caso d'insurrezione i soldati romani saranno col popolo; di qua il bisogno di mercenari, di qua le implorate invasioni straniere tutte le volte che il popolo accenna di avere perduta la pazienza.