"Oh! Dio giusto!" sclamava Silvio lagrimoso, "come puoi tu permettere che per contentare le disoneste voglie di un mostro tante e sì buone creature siano ridotte all'abbiezione ed alla morte!

"Se l'ora della vendetta non fosse vicina e se la speranza di presto immergere questo pugnale nel cuore dell'assassino non mi trattenesse, mi frugherei con esso le viscere per non vedere più oltre un solo giorno di umiliazione e di sciagura della povera patria mia!".

Intanto l'infelice Camilla all'alito soave dell'aria nativa, spossata com'era dalla fatica della mente e del corpo, dallo stupore e dal letargo, era passata ad un sonno provvidenziale e riparatore.

Quando Silvio e Marcellino giunsero accanto a lei s'accorsero che dormiva, onde Silvio vietò la si destasse, dicendo: "A che svegliarla alla sventura! Essa avrà tempo abbastanza per piangere e trascinare una vita di dolore e di pentimento".

CAPITOLO XI

IL RICOVERO

Noi vedemmo Attilio, Silvio e Manlio, dopo che quest'ultimo fu liberato, incamminarsi per la campagna e dirigersi per l'appunto verso la dimora di Marcello, ora occupata da Camilla e dal giovine Marcellino.

Essi camminavano silenziosi, ciascuno sotto la grave soma de' suoi pensieri. Manlio contento d'esser libero, comunque fosse, (poiché è preferibile essere morti al trovarsi nelle prigioni dei preti sotto l'imputazione di delitto politico), volava col pensiero verso la sua Silvia e la sua Clelia che erano l'Eden della sua esistenza. Silvio, il quale aveva proposto la casa di Marcello come primo ricovero per Manlio, pensava alla necessità di trovarne un altro più recondito e più sicuro, forse anche alle macchie Pontine in quella stagione non pericolose; Attilio riandava nella sua mente la visita di Gianni a Manlio, il suo ritorno in casa Procopio, le parole di Dentato sulla vociferata ragione dell'arresto del suo amico ordinato dallo stesso Cardinale e ravvicinando i fatti e combinando le osservazioni sentivasi costretto a concludere che veramente una trama fosse stata ordita dal Cardinale contro l'amata sua Clelia.

Dopo avere alquanto esitato decise di far parte de' suoi sospetti a Manlio e tutto per filo e per segno gli raccontò. Manlio sentì pur troppo di dover convenire nelle opinioni di Attilio e turbato da quel sospetto, disse:

"Ma per Dio! io non voglio allontanarmi dalla mia famiglia quando essa può trovarsi in pericolo di ricevere insulti da quella canaglia!". Attilio lo tranquillò dicendogli: