Bisogna confessarlo, in quel momento i nostri cari, non men belli e non men coraggiosi, Attilio e Muzio, furono dimenticati dalle nostre eroine. Così è più forte di noi questa nostra debole natura umana.

Lo stupore dei viaggiatori si accrebbe ancora quando il brigante uscito dalla sua posizione contemplativa, si avanzò graziosamente verso Silvia, le prese la mano, gliela baciò commosso, lasciandovi cadere sopra una lagrima.

"Voi non mi riconoscete, Madonna?—egli le disse.—Guardate un poco questo mio occhio sinistro che per cura vostra gentile e materna non mi costò la vita!".

"Orazio! Orazio!—gridò la matrona abbracciandolo e spargendo un torrente di lagrime.—Orazio! mio figlio, figlio della migliore amica mia!

"Sì, Orazio! che voi raccoglieste morente, che curaste con affetto di madre, ed a cui porgeste un pane nella sventura quando fu orfano!" soggiungeva egli, e la buona Silvia, quasi fuori de' sensi, si abbandonava nelle braccia del suo robusto antico protetto.

"Qui non v'è tempo da perdere—disse finalmente Orazio, rivolgendosi a Manlio, con cui aveva pur ricambiato mille segni di reminiscenza e di gratitudine.—Questo luogo è pieno zeppo di malviventi e quel fuggito potrebbe ricondurre una banda più numerosa".

Pigliando dunque i cavalli per i morsi invitò la comitiva a rimontare in carrozza e mettendosi egli stesso al posto del cocchiere, s'incamminò velocemente verso la marina secondo i voti dei viaggiatori.

Giunti alla spiaggia, l'aria balsamica del Mediterraneo sembrò ravvivare i nostri stanchi amici, e l'effetto apparve sorprendente sulla bella Giulia. Figlia della regina del mare ella, come tutti coloro che nascono sulle sue sponde, ne era innamorata. Lontani lo sospirano, al rivederlo, par loro rivedere una persona amata.

L'effetto prodotto sui dieci mila Greci di Senofonte al rivedere il mare dopo lungo e pericoloso viaggio pedestre a traverso la Persia, si comprende facilmente. E le grida di gioia e l'inginocchiarsi a salutare Anfitrite liberatrice, come il mare fosse la patria loro, non hanno d'uopo di spiegazioni.

CAPITOLO XXV