Siate pur delinquente! Essa vi perdonerà; ma la donna non perdona che ai prodi! E Muzio era degno dell'amore della britanna vergine e guai allo straniero! Se Muzio avesse dato ascolto alla sua smania di vendetta! Quegli avrebbe veduto una lingua di fuoco lampeggiare nell'aria, avrebbe sentito la fredda lama di un pugnale penetrargli nelle viscere!
Giulia avea letto nell'occhio dell'amante la tempesta del suo cuore e lo sguardo di lei, indovinato da lui solo, placava l'anima vulcanica del Romano.
Fra una portata e l'altra, com'è naturale, gli ufficiali stranieri non mancavano d'intavolare discorsi sulle faccende di Roma e della giornata: e come al solito con poco rispetto per il popolo Romano, che erano avvezzi a disprezzare.
Giulia, infastidita dall'indecorosa conversazione, s'alzò con contegno altero e dimandò di ritirarsi. I nostri tre amici, che Dio sa quanto erano bramosi di baciarle la mano, s'erano già mossi per alzarsi anche loro quando uno scoppio di risa generale degli ufficiali stranieri li tenne curiosamente fermi al loro posto.
Era stata cagione della risata una facezia insolente d'uno di essi sul fatto della giornata che suonava così: "Io credevo di venire a Viterbo per menare le mani contro degli uomini e invece vi abbiam trovato conigli, che si son rintanati al solo nostro apparire. Ove diavolo si sono appiattati questi liberali che menan tanto romore?".
L'ultima frase aveva fatto ripigliare i loro posti ai tre proscritti e, fatto un gruppo dei tre guanti, Attilio con piglio sdegnoso lo scaglia contro il viso del maldicente, senza articolare parola.
"Oh! Oh!—esclamò il provocato—che affare è questo!" e pigliando il gruppo dei guanti li sciolse e continuò: "dunque sono sfidato da tre!… bravi! ecco un nuovo saggio del valore italiano: tre contro uno! tre contro uno!" e se la rideva sgangheratamente insieme coi compagni.
I tre lasciarono passare il nuovo clamore e quando fu finito Muzio con voce stentorea gridò: "Tre contro tutti! signori insolenti!".
L'effetto di queste parole fu magico, poiché all'accento di Muzio i tre amici s'erano alzati fulminando coi loro sguardi or l'uno or l'altro ufficiale e presentando nelle loro teste scoperte quell'insieme alla Michelangelo che abbiam descritto, quel bello e marziale aspetto che natura qualche volta prodiga ad un individuo colla sua capricciosa e maestra mano: capriccio, forse ingiustizia relativamente ai molti che non ricevono tale favore, ma dono che noi ammiriamo sempre con piacere nella persona amata, con odio, nel caso contrario.
E tale fu l'effetto prodotto sulle due fazioni, che stavano assise alla stessa mensa. Gli italiani ne furono edificati e con aspetto ilare e plaudente contemplarono i tre campioni dell'onore nazionale con ammirazione e gratitudine, mentre gli stranieri rimasero stupefatti per un pezzo e non poterono a meno di restare sorpresi dalla maschia bellezza dei tre e dal loro fiero contegno.