Ai pessimi governi devesi quindi attribuire il poco progresso in ogni ramo di incivilimento e di prosperità nazionale.
E questo governo sedicente riparatore, fa egli meglio degli altri? Egli poteva farlo! doveva farlo! Ma che! nemmen per sogno; coteste ardenti e buone popolazioni che con tanto entusiasmo avean salutato il giorno del risorgimento e dell’aggregazione alle sorelle italiane, sono oggi..... sì, oggi ridotte a maledire coloro che con tanta gioia un giorno chiamaron liberatori!
I giorni passati in Napoli dopo l’ingresso furono consacrati ad organizzar una prodittatura con a capo il venerando Giorgio Pallavicino, quindi a preparare l’esercito meridionale all’offensiva ed alla difensiva, poichè i Borbonici coadiuvati dalla reazione europea, ingrossavano al di là del Volturno.
Frattanto ogni sollecitudine era spinta sino al ridicolo dagli aspiranti al merito di propaganda e d’intrighi per la monarchia-messia, cioè sabauda, i quali avean usato i più ignobili e gesuitici espedienti per rovesciare Francesco II e sostituirlo.
Tutti sanno le mene d’una tentata insurrezione che dovea aver luogo prima dell’arrivo dei Mille, e per togliere loro il merito di cacciar i Borboni, cosa che poteva benissimo eseguirsi, se la codardia non fosse l’appannaggio dei servi.
Non ebbero il coraggio d’una rivoluzione i sabaudi fautori, ma ne avean molto per intrigare, tramare, sovvertire l’ordine pubblico con delle miserabili congiure, e delle corruzioni tra i mal fermi servi della dinastia tramontante.—E quando nulla avean contribuito negli ardui tempi della gloriosa spedizione, oggi che si avvicinava il compimento dell’impresa, la smargiassavano da protettori nostri, sbarcando truppe dell’esercito Sardo in Napoli (per assicurare la gran preda s’intende), e giunsero a tal grado di protezionismo da inviarci due compagnie dello stesso esercito il giorno dopo la battaglia del Volturno, cioè il 2 ottobre.
Era bello veder i regi settentrionali usar ogni specie di fallace ingerenza, corrompendo l’esercito borbonico, la marina, la corte, servendosi di tutti i mezzi più subdoli, più schifosi, per rovesciare o meglio dare il calcio dell’asino a quel povero diavolo di Francesco—che finalmente era un re come gli altri, con meno delitti, senza dubbio per non aver avuto il tempo di commetterne, essendo giovane ancora—e rovesciarlo e sostituirvisi e far peggio!
Sì, era bello il barcamenare di tutti que’ satelliti, diplomatizzando col re di Napoli, facendola da alleati suoi, cercando di condurlo a trattative paterne, con promettergli forse, che ci avrebbero proibito di passare il Faro, d’accordo col Bonaparte, come già accennavamo, con un vascello francese nello stretto, e la marcia celere dell’esercito settentrionale verso il mezzogiorno[40], ed infine attorniandolo d’insidie e di tradimenti.
Oh sì! se non avessero tenuta per tanto preziosa la loro brutta pelle, essi potevano facilmente compiere una rivoluzione e presentarsi all’Italia come liberatori.
Che bella cosa se potevano far stare con tanto di naso i Mille, e la democrazia italiana tutta!