«Osteggiati barbaramente al di fuori da chi si manifesta pubblicamente servo della santa Sede, noi stiamo su d’un vulcano nell’interno di Roma.—La setta dei perduti, profittando delle sventure del nostro esercito, e dell’entusiasmo suscitato in tutta Italia dalla vittoriosa spedizione dei Filibustieri del mezzogiorno, tenta in questo momento un colpo decisivo sul santo Padre, ed il suo governo, per farla finita una volta (come dicono quei malviventi) coi chercuti.—E ciò che mi fa supporre tanto più terribile tale infernale congiura, si è: di veder sedotta da uno dei capi la contessa Virginia N....—tanto influente sulla società nostra, e padrona dei nostri segreti—».

—«Che si congiuri in Roma, è cosa vecchia» esclamò il Volpe spaventato dalle tremende rivelazioni, e poi stizzito, nel vedere ed udire, che un semplice mortale ne sapesse più dello stesso Capo di polizia—«ma che la contessa N.... creatura nostra, sì zelante sempre, siasi lasciata sedurre dal serpente, è ben straordinario, e duro fatica a crederlo».

«Io proverò coi fatti a V. S. che quanto dissi è vero, e chiedo anzi tutto l’appoggio possibile per far sventare la tremenda congiura che si prepara a distruggere fino alle fondamenta il santissimo tempio del Signore».

Come già cominciano a mutar tuono cotesti ministri di Dio; non sono più le porte dell’inferno, nè le legioni degli Arcangeli che essi invocano, ma spie, birri, ben pagate polizie, e non bastando tutto ciò invocano anche il soccorso di Maometto. Poveri impostori! sono veramente da compiangere, dopo d’aver trovato un mondo di stupidi, che sì grassamente li manteneva, esser essi minacciati d’esterminio dalle stesse loro pecore!

Dopo alcune intelligenze prese col Volpe e col suo generale, il gesuita congedossi; Volpe rimase ancora colla volontà di ciarlare, millantare i suoi servigi al potente suo ospite e persuaderlo che il Corvo operava finalmente sotto le sue ispirazioni. Il generale però, ben persuaso della capacità del monsignore, lasciò il poliziotto con tanto di naso, e con un pretesto futile, se la svignò nel suo gabinetto.

NOTE:

[43] Ripeto: non si scordi la nota di Farini a Bonaparte; «Noi marciamo coll’esercito per combattere la rivoluzione personificata in Garibaldi.» (Che liberatori!)


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