E se devo confessare ciò che vado imparando ogni giorno di più, credo che l’epigrafe del presente capitolo vada a capello al periodo che noi percorriamo. Dagl’imperatori ai soldati di finanza e dal papa al sagristano non sono essi tanti ladri?
Per governar bene, essi non abbisognano di tanti milioni, quei primi signori per la grazia di Dio: il loro superfluo è non solamente un furto ma un mezzo di corruzione.
I secondi signori, cioè dal marciapiede del trono in giù, e che servon di cariatidi allo stesso, non sono forse per la maggior parte birbanti che ingrassano alle spalle dei minchioni?
Nelle classi alte, mi limiterò a queste due principalissime di ladri, e toccherò soltanto una delle loro succursali.
I finanzieri, per esempio, vulgo preposti.—Io abito in un paese ove la dogana è una potenza.—Tale potenza! che una missiva della gente più raccomandabile ed onesta della Maddalena—mi diceva ieri: Le elezioni nell’isola nostra vanno sempre a piacimento dell’ispettore di dogana. Egli marcia all’urna co’ suoi preposti serrati, e cotesta falange sostenuta da quella del vicario-prete fanno sempre rimaner nel nulla quella parte buona della popolazione che potrebbe eleggere un buon sindaco ed un buon deputato.
Vi è un banchetto alla spiaggia del mare, adornato dalle bellezze del demi-monde?—Sono i preposti!
Una sposa alquanto in ostilità col marito?—per motivo d’un preposto!
Una vezzosa giovinetta da marito che si sposerà fra diciassette anni coll’uomo con cui s’è già accoppiata? (perchè tale è il regolamento)—quell’uomo è un preposto!
Si chiede d’un giovinotto che avrebbe fatto un eccellente marinaro da guerra, come sono generalmente i marinari di queste isole?—si è fatto preposto!
M’arriva una cassetta di confetti, od altro, inviati da un amico, è aperta, e ne mancano molti—sono i preposti.