Dopo la ritirata di Francesco II il 6 settembre, e quella dell’esercito Borbonico da Napoli, la fiducia principale dei Sanfedisti, nella capitale, fondavasi sulla camorra, ed il maggiore Fior di Bacco su questa faceva assegnamento.
Nelle carceri di S. Elmo esistevano varii dei caporioni dell’ordine e fra loro il più formidabile era un calabrese nominato Tifone, che avea fatto parte della banda brigantesca di Talarico, nella quale avea servito come cappellano, circostanza non straordinaria, essendo i preti gli eccitatori ed i compagni dei camorristi e dei briganti.
Avendo lasciato Corvo, Fior di Bacco avea fatto una visita in cantina, ove per costume di questi venditori dell’anima alla pancia, facea d’uopo rifocillarsi con buoni bocconi e con un boccale di quello che pittura la guancia a musi più pallidi di quello del nostro maggiore, per affrontare imprese difficili. Ora, essendo la barca in zavorra, si poteva, come egli diceva, affrontare qualunque tempesta, e difilato, si recò negli appartamenti di Tifone.
Avranno osservato i miei lettori, non esser il mio forte le descrizioni, e quando avrò descritto il nauseante abituro d’un condannato, essi non ne saran contenti. È vero, che Tifone, freschissimo d’omicidio, era però uno dei paladini della camorra, e come tale dal 2º Comandante del forte S. Elmo, trattato coi guanti bianchi, ed alloggiato in sito abitabile.
«Tifone» cominciava il maggiore al camorrista fatto condurre in un gabinetto segreto del forte «hai già sofferto abbastanza di prigionia per una misera pugnalata somministrata a quello stupido di Gambardella[51] che ci tradiva assumendo l’aria di liberale. Per me, sei libero! (e dopo alcuna pausa) e ti permetterò di andare in città quando vorrai, anzi io stesso t’invierò in missione importante».
«Gnor sì» rispondeva il masnadiero al comandante, fissandolo in viso, mentre questo da parte sua scrutinava pure la sinistra fisonomia del primo per scoprirne l’effetto delle sue parole.
«Gnor sì.—E V. S. sa quanto io son devoto alla causa sacrosanta del re e della chiesa: soltanto la prevengo di farmi restituire il ferro che mi tolsero quando mi condussero qui».
«Non solo ti farò restituire il ferro, replicò Fior di Bacco, ma ti darò molti mezzi onde poter adempire colla tua solita solerzia la delicata impresa che voglio affidarti. Ti raccomando soltanto, essendo fresco il tuo omicidio, di non comparire di giorno per le strade.—Mangiare, bere e dormire di giorno, per poter circolare poi tutta la notte.
«Devi dunque sapere, che il nostro esercito, forte di cinquantamila uomini, dopo d’aver debellato gli scomunicati a Caiazzo, padrone di Capua, e di tutta la sponda destra del Volturno, si dispone ad attaccare quei pochi miserabili che restano da questa parte.
«Il re in persona sai, comanda l’esercito nostro, e con lui vi sono tutti i principi, la casa reale, ed i più famigerati de’ nostri generali».