(Berchet).

L’alba del 1º ottobre illuminava là nei piani della vecchia capitale della Campania, una truce mischia! Una battaglia fratricida!—È vero: dalla parte dei Borbonici, eran molti mercenari, bavaresi, svizzeri, e molti di que’ stranieri che da secoli sono assuefatti a considerare questa nostra Italia, come una villeggiatura od un lupanare. E cotesta ciurmaglia, sotto la guida e la benedizione del prete, ha sempre di preferenza sgozzato gl’Italiani, dal prete educati a piegare il ginocchio a tutti i malviventi della terra. Ma pur troppo la maggior parte dei combattenti alle falde del Tifate[53] erano figli di questa terra infelice, spinti a macellarsi reciprocamente: gli uni condotti da un giovane re, figlio del delitto; gli altri propugnavano la causa santa del loro paese.

Da Annibale, vincitore delle superbe legioni di Roma, ai giorni nostri, le campagne Capuane non avevan certo veduto più fiero conflitto, ed il bifolco passando l’aratro in quelle ubertosissime zolle, urterà per molti secoli ancora nei teschi dalla rabbia umana seminati.

Tornato da Palermo, presi stanza a Caserta, e visitando ogni giorno Monte Sant’Angelo, da dove scorgevasi bene il campo dei nemici, a levante della città di Capua, e nei dintorni, dai loro movimenti sulla sponda destra del Volturno, che non potevan sfuggire al mio osservatorio del monte suddetto, e dalle loro disposizioni, io congetturai, essere i borbonici in preparativi d’una battaglia aggressiva.—Da parte nostra si fecero alcune opere di difesa a Maddaloni, a S. Angelo, e massime a S. Maria, alla sinistra nostra, e la più esposta per trovarsi in pianura, e senza ostacoli naturali.

La nostra linea di battaglia era difettosa; essa era troppo estesa da Maddaloni a S. Maria.—Il centro nemico che dovevasi considerare la sua massa più forte, era in Capua, da dove poteva sboccare a qualunque ora della notte, e sorprendere a circa tre miglia di distanza la nostra sinistra.

Sant’Angelo, centro della nostra linea, è posizione forte per natura, ma nella quale sarebbe stato necessario poter eseguire molte opere di difesa; molta gente vi voleva per difenderne tutti gli accessi, e poi è dominata essa stessa dall’altissimo Tifate che la padroneggia, quando è quest’ultimo in mano del nemico, e che la isola dalle sue comunicazioni e sostegni indietro.

Maddaloni, posizione importantissima, e che dovevasi tenere con tutta la divisione Bixio, poichè passando il nemico nell’alto Volturno, e prendendo la via di Maddaloni per Napoli, sarebbe stato in poche ore nella capitale, lasciando l’esercito meridionale a destra sul Volturno Capuano.

Le riserve tenevansi in Caserta e non eran numerose certamente, dovendo occupare una linea più estesa.

Eravamo per di più obbligati di tenere alcuni corpi di concatenazione al fronte, per non permettere al nemico, più pratico assai di noi del paese, in cui avea un numero grande di fedeli, d’inoltrarsi tra le nostre ali.

Santa Maria, la più difettosa delle nostre posizioni, era stata occupata in ossequio di requisiti della popolazione, che avendo alcune velleità liberali alla ritirata del Borbone, ora tremava alla sola idea di rivedere i suoi antichi padroni.