Non sarebbe stato perciò perduto l’esercito meridionale, ma un grande scompiglio ce lo avrebbero cagionato. Con un’ala rotta, ed il nemico padrone di Napoli, e delle nostre risorse, diventava l’affare un poco serio.
Mentre la pugna ferveva nelle pianure Capuane, il maggiore Bronzetti, alla testa di circa trecento uomini, sosteneva l’urto di quattromila borbonici, e li respingeva a varie riprese dalle posizioni da lui occupate. Invano il nemico intimò la resa a qualunque patto. Invano! Il prode Lombardo avea deciso di morire co’ suoi compagni, ma non arrendersi. E tale era l’eroica risoluzione di tutti!—Avanzo di dieci assalti, pochi restavano del suo piccolo battaglione, e la maggior parte giacevano morti o morenti sul campo della strage. I pochi restanti però, trincerati nell’alto del rovinato castello, non vollero saper di resa, animati dall’esempio del valorosissimo capo.
«Arrendetevi, ragazzi!» gridavan gli ufficiali borbonici, edificati da tanta intrepidezza, e certamente orgogliosi di tali concittadini: «Arrendetevi, non vi sarà tolto un capello: già faceste abbastanza per l’onore!»—«Che arrendersi!» gridavano quei superbi e gloriosi figli d’Italia: «fatevi avanti! se avete animo!»
Essi terminarono sino all’ultima cartuccia, sostennero l’attacco finale colla baionetta, e caddero tutti!..... Alcuni pochi feriti furono trasportati a Capua.
E dove giaciono le ossa di tanti prodi e dell’illustre duce Bronzetti?.....
Italia le ricordi!