Qui corse all’idea di molti che il ritardo in mare per ricuperare il pazzo fu giovevole.

Giunti a Marsala i due piroscafi, s’incominciò subito lo sbarco, aiutati dai palischermi di varii legni mercantili ancorati nel porto.

Il Generale Türr, con una compagnia di avanguardia, marciò immediatamente verso la città, ove non vi fu resistenza. Intanto i Mille sfilavano coperti dal molo, e poco curando una pioggia di granate e mitraglie che il naviglio Borbonico inviava a profusione, e che per fortuna non cagionò feriti.

A Marsala si parlò di dittatura, che poi venne proclamata a Salemi nel giorno seguente, e si confermò il motto: Italia e Vittorio Emanuele. Savia deliberazione che, non ostante l’opinione contraria dei puri (manifestata in seguito), giovò non poco a facilitare la spedizione.

Il 12 maggio si giunse a Salemi, ove si cominciò ad aver la riunione d’alcune squadre di Siciliani.

Il 13 si giunse ad una tenuta campestre, il di cui proprietario credo fosse un Mistretta.

Il 14 a Vita, ove s’ebbero notizie trovarsi il nemico a Calatafimi.

Il glorioso 15 maggio decise della sorte della campagna.

NOTE:

[8] Città.