[34] Non si creda che io sia sistematicamente nemico dei dottori (non teologi, che credo impostori), anzi io conto molti dottori tra i miei amici, ma essi han fatto prova sinora tanto cattiva nei governi e nei parlamenti da far disperare di loro.


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CAPITOLO XXXII.
AGLI ARANCI.

Non la siepe che l’orto v’impruna
È il confin dell’Italia, o ringhiosi,
Sono l’Alpi il suo lembo, e gli esosi
Son le turbe che vengon di là.

(Berchet).

Era verso la fine d’agosto, quando il Dittatore della Sicilia, radunate le vittoriose sue legioni nel Faro, disponevasi a passare sul continente italiano.

Il numero di forze dell’esercito meridionale[35] poteva ascendere ad una decina di mila uomini, aumentando ogni giorno però per l’arrolamento di meridionali e per i contingenti venuti dalle altre provincie d’Italia, con buona mano di veterani di tante battaglie.

Cotesto accrescimento di forze dei liberi dispiaceva certamente alla Corte Sarda, al Papato ed al padrone Buonaparte, e fra i mezzi impiegati per impedirlo, non mancarono ogni specie d’ostacoli all’imbarco dei volontari nel settentrione.