Ciò inteso: io deposi a mano di Vittorio Emanuele,[112] la Dittattura, che m'era stata conferita dal popolo — proclamandolo re d'Italia — A lui raccomandavo i miei valorosi fratelli d'armi — e questa era la sola parte sensibile del mio abbandono — desïoso com'ero di ripigliare la mia solitudine —
Io lasciavo quella gioventù generosa — che s'era lanciata attraverso il mediterraneo, fidente in me — disprezzando ogni genere di contrarietà, di disagi, di pericoli — affrontando la morte, in dieci accaniti combattimenti, colla sola speranza dello stesso guiderdone, ottenuto in Lombardia, e nell'Italia centrale: nel plauso dell'angelica loro coscienza — e in quello del mondo, testimone di fatti stupendi —
Con tali compagni — alla di cui bravura — io devo la maggior parte de' miei successi — io affronterei certo volentieri — qualunque più ardua impresa!
QUARTO PERIODO Dal 1860 al 1870.
CAPITOLO I. 1862 Campagna di Aspromonte.
Una pianta vale in ragion diretta — del suo prodotto — E così l'individuo: vale, secondo il prodotto benefico — ch'egli può donare al suo simile — Nascere, vivere, mangiar e bere — e morire poi — è apannagio anche dell'insetto.
In un periodo come quello del 1860 — nell'Italia meridionale — un'uomo vive: e vive di vita utile per le moltitudini — Cotesta è la vera vita dell'anima!
«Lasciate fare a chi tocca»! dicevano generalmente coloro — che col muso nella greppia dell'erario publico — eran disposti a far nulla, o far male — In conseguenza di tale teoria, la monarchia Sabauda — per tre volte lanciava il suo veto — alla Spedizione dei Mille: la prima volta non voleva che si partisse per Sicilia — la seconda che si passasse il Faro — e la terza, che si passasse il Volturno —
Si partì per Sicilia — si passò il Faro ed il Volturno — e perciò le cose d'Italia non andarono peggio —
«Voi dovevate proclamare la Republica» gridarono i Mazziniani, e gridano anche oggi — come se cotesti dottori, assuefati a legislare il mondo dal fondo delle loro scrivanie — dovessero conoscere lo stato morale e materiale de' popoli — meglio di noi, ch'ebbimo la fortuna di capitanarli e guidarli alla vittoria —