Nello stesso tempo che si preparava il moto al settentrione — chiedevasi il concorso degli amici dell'Italia meridionale — per operare simultaneamente su Roma —

Io avea però fatto il conto senza l'oste — ed una bella notte — giunto a Sinalunga, ove fui gentilmente accolto ed ospitato — venni arrestato per ordine del governo Italiano, e condotto nella cittadella d'Alessandria —

Da Alessandria — ove mi lasciarono alcuni giorni — fui condotto a Genova, e da questa a Caprera — attorniando l'isola con bastimenti da guerra — Eccomi prigioniero nella mia dimora — guardato a vista e ben da vicino — da fregate corazzate minori piroscafi — ed alcuni legni mercantili, che il governo avea noleggiati a tale proposito — La spinta data al movimento sul continente, e ch'io stesso non avevo potuto iniziare per i motivi suddetti — non avea mancato di aver effetto tra i nostri amici, che non si scoraggirono per la mia detenzione —

Il generale Fabrizi mio capo di Stato maggiore con altri generosi — formarono un comitato di provvedimento a Firenze — Il generale Acerbi entrò con una collonna di volontari nel Viterbese; Menotti con altra, entrò per Corese, anche sul territorio Pontificio — e l'eroico Enrico Cairoli, con suo fratello Giovanni, ed una settantina di coraggiosi, gettandosi in barca nel Tevere — portavan armi ai Romani che ne mancavano —

Dentro Roma pure il prode maggiore Cucchi, con un pugno di valorosi — entrato con molto rischio della vita — organizzavano la rivoluzione interna — che combinata cogli assalitori di fuori doveva finalmente rovesciare quel mostruoso potere del papato — che come un canchero posa nel cuore dell'infelice nostro paese. Io non ero esattamente informato d'ogni cosa nella mia prigionia di Caprera — ma, da quanto avevo lasciato ne supponevo lo svolgimento — e poi, dai giornali, e dalla voce publica — qualche cosa si udiva — e di certo: che i miei figli ed i miei amici, erano sulla terra Romana alle mani coi mercenari pretini —

Lascio pensare: s'io potevo rimanermi ozioso — mentre quei miei cari, per istigazione mia, trovavansi pugnando per la liberazione di Roma — il bello ideale di tutta la mia vita! — Grande era la vigilanza di coloro, che avean per missione di guardarmi — e molti i bastimenti e mezzi, di cui potevan disporre — ma maggiore era il mio desiderio di compiere il mio dovere, ragiungendo i coraggiosi che pugnavano per la libertà Italiana —

Il 14 Ottobre 1867 — alle 6 p.m. io abbandonavo casa mia, dirigendomi verso il mare a settentrione — Giunsi alla spiaggia — e vi trovai il beccaccino — piccolo legno comprato nell'Arno — e capace di trasportare due sole persone —

Il beccaccino, trovavasi casualmente — a pochi metri della spiaggia — e dalla parte di levante d'un piccolo magazzino che serve a metter le imbarcazioni al coperto — Nella stessa parte trovavasi una pianta di lentisco che copriva quasi intieramente il minuto schifo — dimodocchè i miei regi guardiani non avean potuto scoprirlo —

Giovanni, un giovane Sardo, custode della Goletta — dono generoso de' miei amici Inglesi — che si trovava nel porto dello stagnatello — Giovanni dico: stava nella spiagia aspettandomi — Col suo ajuto, posi il beccaccino in acqua, e m'imbarcai — Egli partì col palischermo della goletta cantarellando — Io costeggiai a sinistra la spiaggia della Caprera — facendo meno romore d'un'anitra — ed uscì in mare per la punta dell'Arcaccio — ove Frosciante altro mio fido — e Barberini ingegnere di Caprera avevano esplorato il terreno per timore di alcuna imboscata —

I miei custodi erano molti — Essi occupavano le isolette del porto dello Stagnatello — ove tenevano una barcaccia da guerra, con altre minori, pattugliando in ogni direzione, tutta la notte — meno nella direzione da me scelta, per uscire dalle loro unghie —