Io che avevo consacrato tutta la vita al sollievo dei soffrenti! Consacrato a far guerra alla tirannide ed ai preti fautori, ed amministratori di torture!

Il mio corpo ardeva come una fornace, e lo stomacco mio dissecava l'acqua ch'io trangugiavo senza interruzione, somministratami da un soldato — come un ferro rovente —

Tali patimenti non si ponno esprimere!

Quando mi sciolsero, io, più non mi lamentavo, ero svenuto — diventato un cadavere! E così mi incepparono!

Io avevo traversato cinquanta quattro miglia di paese paludoso, ove le zanzare sono insoffribili nella stagione in cui erimo — Colle mani e piedi legati, avevo indurato le tremende percosse del moschito — senza potermi difendere — quindi le torture di Millan —

Oh! io avevo sofferto molto! Ora mi trovavo in ceppi allato d'un assassino!

Andreus, il mio benefattore, era imprigionato — Gli abitanti tutti del villaggio erano atterriti — e senza l'anima generosa d'una donna — io sarei morto —

La Signora Albeman, angelo virtuoso di bontà calpestò il timore, che tutti aveva invaso — e venne in soccorso del torturato! Io di nulla mancai nella mia prigione — grazie alla incomparabile mia benefattrice —

Di lì a pochi giorni, fui condotto alla capitale della Provincia — Bajada — Stetti due mesi in prigione in quella città — quindi fui avvertito dal Governatore, che potevo andarmene liberamente —

Abbenchè io appartenessi a principii diversi da quelli di Echague — e ch'io abbia combattutto per una causa diversa dalla sua — cioè io servendo la libertà nella Repubblica di Montevideo — e lui luogotenente del tiranno di Buenos-Ayres, che voleva aggiogarla — ad onta di ciò, dico: io devo confessare le tante obbligazioni di cui le sono debitore — e vorrei oggi ancora poterli provare la mia gratitudine d'ogni cosa — ma massime per la mia libertà, che senza di lui potevo non ricuperare per un tempo indefinito —