G. Garibaldi
Si può dire: che in generale tutti i nostri franchi-tiratori, diventavano ogni giorno, più temibili al nemico —
Nella prima occupazione di Dijon per i Prussiani, mentre noi erimo ancora tra Dole, e la forêt de la Serre — si tentò un'attacco di notte su quel nemico, pensando — come si diceva: esser la popolazione di Dijon, disposta a difendersi. E considerando lo stato, in cui si trovava la gente ch'io comandava — era veramente una temerità, la risoluzione nostra: voler andare a misurarsi con un nemico tanto superiore di numero — vincitore di tante battaglie, e quindi aguerritissimo — Ma si trovava — dicevano: la popolazione Digionese combattendo e noi andavamo volentieri a dividerne i pericoli —
Già erimo a poche miglia della capitale di Borgogna — quando un messo della città ci anunziava: essersi Dijon arreso, e proibita la resistenza dalle autorità municipali — Retrocedemmo allora verso le nostre posizioni —
Giunti circa alla metà di Novembre — ora — nulla ancora s'era da noi operato, tranne i nostri franchi-tiratori — e non mancavano alcune voci d'impazienza, tra i nostri, bramosi al solito di misurarsi col nemico — e forse alcuni lamenti sulla nostra inazione, da parte di coloro stessi che ci negavano i mezzi per un'azione energica — quindi qualche cosa conveniva fare —
Misurarsi in un'attacco di giorno, contro l'esercito di Werden, che occupava Dijon — sarebbe stato stoltizia, e ve n'era proprio da non tornar più indietro — Si poteva fare una prova di notte — Di notte la diversità delle armi, spariva — Giacchè anche in Francia c'eran toccati i soliti ferracci — e questi, nelle tenebre, potevano sembrare i fucili ad ago, con cui erano armati i nemici nostri — Poi, io sono persuaso: che non si deve sparare in un'attacco di notte — massime da militi nuovi — Mentre il piccolo esercito dei Vosges — marciava verso Dijon per la vallata dell'Ouche — tutti i corpi di Franchi-tiratori nostri, per la maggior parte trovavansi sulla nostra sinistra, colla 1ª brigata — e convergevano tutti su di noi, per prender parte all'impresa —
La mattina del 26 novembre, essendo io montato a cavallo a Lentenay, per riconoscerne l'altipiano — trovavomi collo Stato Maggiore e quartier generale su quelle alture — quando una collonna d'alcune migliaia di Prussiani, colle tre armi — uscita da Dijon, avanzavasi per la strada maestra verso noi —
La posizione di Lentenay è formidabile, verso il fiume Ouche — Dalla parte dell'altipiano però, verso Paques, e Prenois, essa è complettamente dominata, e intenibile contro forze superiori — Io feci in conseguenza, salire da Lentenay, sull'altipiano, tutte le forze nostre, che si trovavan nel villagio, e collocarle a misura che arrivavano, nei loro posti di battaglia, destra e sinistra della strada per cui giungevano — e lasciando sulla stessa strada alcuni battaglioni in collonna, come riserve — e per una carica decisiva, in caso il nemico si spingesse sino nelle nostre linee —
La maggior parte della 3ª Brigata, che formava il nerbo delle forze nostre — occupava la sinistra schierata nell'orlo del bosco, ed avendo le sue linee di tiratori in fronte, sul ciglione della collina, che dominava il bosco suddetto — Le riserve nella strada appartenevano pure alla 3ª Brigata.
I carabinieri Genovesi, eran collocati all'estrema sinistra, e la nostra artiglieria, composta d'una batteria di campagna da 4 rigata, e da due batterie di montagna, si era collocata alla sinistra dei Genovesi — per esser la posizione dominante tutte le altre —