GIOVANNI.
Il deficit è di ottocento mila lire. Io abbandono questa casa che ha già un'offerta di trecento settanta mila lire. La scuderia, la rimessa, il mobilio, compresi gli arazzi e la biblioteca, furono calcolati ottanta mila, e cento mila la villa di Brianza che mi era costata oltre il mezzo milione. I creditori prenderanno il settanta per cento. A me non resta nulla. So che il Lauri, che era il mio principale creditore, fu così meravigliato della mia dabbenaggine, che mi diede del cretino, testuale, in piena borsa; ed un altro, amico mio anch'esso, e creditore soddisfatto anche lui, un elegantone, parlando del lavoro ostinato di tutta la mia vita e della mia probità altrettanto ostinata, ebbe a dire che sono un mulo corto—testuale anche questo.
MASSIMO.
Eleganza sportiva.
GIOVANNI.
Questo è il frutto che ho raccolto fuori di casa. In casa poi….
MASSIMO.
Giusto…. tuo cognato?
GIOVANNI.
Oh non parlo di lui. Mio cognato, quando le cose furono bene assestate, mandò da me mia sorella….