GIOVANNI.

Va là, che ha fatto assai. D'altronde mia sorella mi ha detto ieri che sarebbe venuta stamattina a salutare Nennele che è sua figlioccia e lo diceva con intenzione. M'aspetto già che le porterà una qualche somma.

MASSIMO.

Non ti aveva offerto di tenere con sè la tua famiglia i primi tempi?

GIOVANNI.

Sì. E avevo quasi accettato, per aver più agio laggiù di cercar casa.
Ma poi….

MASSIMO.

La casa è trovata. Se ti piacerà s'intende. Me lo ha telegrafato ieri l'altro il mio primo assistente. È una casetta di contadini svizzeri, ma che era stata già casa di campagna di gente agiata. Due piani, sei locali ogni piano, un luogo incantevole fuori di città, un gran prato davanti. Il proprietario ha comperato un podere lì accanto ed è andato a dimorarvi. Il mio assistente l'ha mezzo impegnata, per seicento lire l'anno. Io riterrò due camere a pian terreno, per metterci il tuo studio, e per quelle pagherò io cento lire. Restano cinquecento a tuo carico. Ti va?

GIOVANNI.

Benissimo.