Tu pensi….
PAOLO.
Non lo so.—È ben questo! Che non lo so.—E voglio saperlo—voglio sentirmelo gridare da lei sulla faccia.—E me lo dirà….—Oh ne ho avuto il sentimento appena ho letto la prima lettera.—Non capivo ancora nulla, anzi, credevo: «Amo mio marito.» Ma sentii subito un martello qui, che mi faceva un male! un male! E non sapeva cosa fosse. Oh prima che certe paure prendano corpo, ce ne vuole del tempo.—Prima mordono, mordono…. e non si sa che cosa sia.—Ero contento…. ti dicevo che ero contento, volevo persuadermene, ma tu hai veduto che mi mordeva la paura.—E se lo amava? Oh! sicuro! Tanto più ammirevole, eh? Tutto il mondo l'ammirerebbe.—Bella grazia!… Anch'io l'ammirerei in ginocchio se fosse la moglie di un altro. Ma è la mia.—Non sono il giudice di mia moglie, io. Sono in causa, non posso giudicare, sono il possessore…. è mia, è cosa mia! Devo ammirarla perchè potendo frodarmi tutto, mi ha frodato solo una parte!—Io guardo quello che mi ha tolto non quello che mi rimane.
MARIO.
Sei pazzo, va.
PAOLO.
Ma non vedi che le sono odioso!
MARIO.
Oh Dio!