Intanto la guerra volgeva al suo termine. Già prima che cominciasse, il governo dell'Unione aveva con chiari patti stabilito, che colla pace sarebbe caduto ogni suo legame ed ogni obbligo cogli ufficiali iscritti alle milizie. Non gradi, non onori, non pensioni. Ma i servigi prestati dal Cesnola furono stimati di così alto pregio da meritargli uno speciale trattamento. Promosso generale, perchè il Governo potesse in alcun modo tenerlo ancora in attività di servizio, fu nominato Console generale degli Stati Uniti con libera scelta fra parecchie ottime residenze. Egli elesse quella di Larnaca nell'isola di Cipro, che lo avvicinava all'Italia ed offriva a lui ed alla famiglia un clima salutare, necessario ristoro alle fatiche, ai patimenti ed alle apprensioni della guerra e della lunga travagliosa prigionia.

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Per dire delle grandi scoperte che vi fece il Cesnola, occorre premettere alcuni rapidi cenni intorno alle antiche vicende storiche dell'isola di Cipro ed alle ricerche archeologiche di che fu oggetto nella seconda metà del nostro secolo. Estraggo queste sommarie notizie da alcuni pregiatissimi articoli del Perrot pubblicati nella Revue des deux Mondes, gli anni 1878 e 1879, e dal libro del Cesnola già citato in nota.

La terra sacra a Venere, ebbe dai fenici i primi rudimenti della civiltà. Le sue coste orientali e meridionali, più dell'altre prossime alla Siria, risentirono prime l'influenza fenicia e ne furono più profondamente penetrate. Ivi sorsero le tre città di più incontrastata origine fenicia: Kition, Pafo (l'antica) ed Amatonta. Kition, in prossimità della moderna città di Larnaca, fu, pare, il più importante emporio che vi avessero i fenici. La Bibbia ne fa menzione più volte, a cominciare dal libro della Genesi, allargando il suo nome ebraico di Kittim fino a designare con quello l'isola intera. Amatonta e Pafo ebbero nelle pratiche religiose del mondo antico, e negli studi archeologici dei tempi nostri, una grande celebrità, dai loro templi e santuarii, nei quali l'imagine a noi alquanto malferma della siriaca Astarte andò nei secoli, a grado a grado trasmutandosi nella più sicura e precisa della greca Afrodite.

I fenici scopersero primi le ricchezze metallurgiche dell'isola, si applicarono alla estrazione del rame che ebbe nome di Cuprum (donde il cuivre francese), vi importarono la cultura della vite e certe piante d'origine asiatica od africana quali la cassia, la cannella, il sesamo, la fava d'Egitto.

A quanto è lecito congetturare, i greci approdarono la prima volta in Cipro poco appresso la composizione dei poemi omerici. L'Illiade ci dà Cipro per terra fenicia. Le colonie greche vi stabilirono dunque intorno a novecento anni avanti Cristo. È da credere che la loro fu pacifica conquista, non potendo i Fenici opporre valida resistenza al giovane popolo invasore ed appagandosi di mantenere le loro industrie ed i commerci cui diedero tosto un grande incremento le numerose città fabbricate dai greci. I greci di Egina fondarono Salamina, i greci d'Argo fondarono Curium se pure non vi si stabilirono soltanto, allargando ed abbellendo una preesistente città già eretta dal fenicio Cinyras. I greci di Sirio fondarono Golgos, quelli della Laconia, Lapato e Chrinia, quelli dell'Arcadia la seconda Pafo, la Baffa dei nostri giorni, che sorse in prossimità della Pafo fenicia e fu del pari celeberrima per il culto di Venere.

Durante il secolo VIII ed il VII a. C. l'isola appartenne agli imperi di Ninive e di Babilonia. Verso la metà del VI secolo passò all'Egitto, poi con Dario alla Persia, poi argomento di contesa fra i macedoni Antigone e Demetrio d'una parte e Tolomeo I.º dall'altra, ripassò all'impero egizio, che ne fece più tardi un reame quasi indipendente, appannaggio dei principi lagidi, ai quali nell'anno 59 a. C. la strappò Catone l'Uticense riducendola a provincia romana.

Nel volgere di quei secoli, Cipro ebbe fama di incomparabile ricchezza e prosperità. Alle colture introdotte dai fenici, i greci aggiunsero quella dell'olivo, albero sacro a Pallade Atene. Vantavano i greci che gli olivi di tutte le spiaggie e dell'isole mediterranee provenissero tutti quanti dal tronco uscito di terra già alto e fronzuto sull'Acropoli, ad un colpo di lancia di Minerva. E pare che all'albero di Minerva, il terreno di Cipro, si confacesse, meglio ancora che quello nativo dell'Attica. L'isola ne fu coperta ed arricchita oltre misura. Tutti gli scrittori antichi, dai primissimi della Grecia agli ultimi di Roma gareggiano d'iperboli per esprimere le magnificenze di quella terra benedetta dal sole. Il dolce clima e le inesauribili dovizie, ne avevano ammolliti gli abitanti, avevano indotto in essi un raffinato amore del piacere. Le conquiste si compievano senza resistenze e quindi senza eccidî. Un dominio seguiva all'altro senza nulla turbarvi le voluttuose fruizioni della vita. Le vecchie città accumulavano monumenti di civiltà diverse. I santuari della Venere ciprigna, erede della Astarte fenicia erano ombreggiati da alberi secolari ospizio alle candide colombe, sacre alla Dea. I templi serbavano intatte colle statue e le offerte votive depostevi dai primi fenici e dai primi greci, le statue, le gemme, i vasi, le armi, recate via via dagli assiri, dai persi, dagli egizi, da tutti i successivi dominatori. I riti anch'essi, in luogo di escludersi l'un l'altro, si sovrapponevano componendosi in una deliziosa tolleranza che attutiva negli abitanti il sentimento patrio e la civica fierezza. Più costanti e pregiati perduravano e si trasmettevano i riti più licenziosi, i quali chiamavano in Cipro da ogni parte del mondo allora noto e comunicante, in gran folla gli stranieri, come a luogo di impareggiabili delizie.

Di qui una corruzione di costumi che dovette muovere a santo sdegno i primi cristiani. Già gli ebrei esulatevi dopo la guerra di Giudea, si erano, sotto l'impero di Traiano, levati in armi contro i lascivi ciprioti, uccidendone, dicono, dugento e quaranta mila, ed abattendo e devastando i templi sacri alla prostituzione, ed alle voluttuose deità. Quando Paolo, vi predicò la legge di Cristo, quando la nuova dottrina ebbe in Cipro numerosi credenti, austeri severi, spregiatori ed abborritori della carne, questi ruppero nel loro furore iconoclastico in frequenti massacri ed in rovine. La storia non ce ne trasmise le particolari vicende, ma i ruderi parlano in sua vece. Il Visconte di Vogüé che studiò con molta cura i monumenti ciprioti, rinvenne presso Golgos e presso Idalia, non pochi depositi di immagini frantumate che apparivano esser state sepolte con gran furia entro fosse comuni; vere necropoli di statue, dove, sotto pochi piedi di terra giacevano le opere di molti secoli: vasi, idoli, immagini, simboli, tutte mutilate a studio. Così i monumenti artistici di tante diverse civiltà passarono di un colpo, dagli onori del culto, alle tenebre della sepoltura, furono sottratti alle deturpazioni utilitarie delle basse età, prepararono maravigliosi tesori ai nostri musei, ed una inattesa messe di notizie ai moderni eruditi.

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