LIVIA

Marcello, non precipitare il tuo giudizio, non farmi quell'offesa, ora che mi hai detto il tuo amore, ora che ti ho detto il mio.

MARCELLO

È giusto. Voi comprate con promesse d'amore il silenzio di chi scopre le vostre tresche.

LIVIA

Insultami, so quello che soffri, lo sento in me, ma è impossibile che non ci sia modo di persuaderti dell'immenso errore in cui sei caduto. L'atto di cui io stessa mi accuso, non è disonesto, esso ti appare tale per le vanterie di un vanitoso; fui imprudente, fui leggiera, ma ti giuro che nell'anima mia, ero ben lontana dal dare alla mia venuta il valore che gli ha attribuito il tuo amico.

MARCELLO

Perchè tremavate tanto, temendo che venissi a scoprire?...

LIVIA

Perchè fin dalle prime parole che mi hai detto, tu hai mostrato di giudicare la condotta di quella donna, che non conoscevi, in modo che mi fa rabbrividire, perchè ero venuta anch'io a conoscere l'inganno del barone, avevo scoperto che egli mi aveva invitata in una casa non sua, sapevo che nella sua cinica cecità egli mi aveva creduta una facile e sicura conquista, e la coscienza di ciò, mi umiliava tanto, e questa stanza mi ripeteva così brutalmente l'insulto delle sue intenzioni, e la tua presenza, e la possibilità di un tuo sospetto mi agghiacciavano tanto, che avevo paura e ardevo di fuggire, di levarmi dall'atroce supplizio che mi bai fatto indurare.