FABRIZIO
Posso almeno sperare il vostro perdono?
LIVIA
Non credo.
FABRIZIO
Pensate... (movimento di Livia) Vado, ma è proprio una penitenza senza peccato. (via).
SCENA VIII.
Livia sola.
Altro che scossettina. È un rovescio. Poveretto! Eccolo. (picchia ai vetri) Buon passeggio. Oh sì, non leva la testa, corre, corre, rasenta gli alberi del viale... troverà bene un fiacre che lo conduca a casa mia! Se non lo trova peggio per lui. Però vorrei sapere dove sono. Speravo gli sarebbe venuto detto nel discorso: domandarglielo non voglio. Chi sarà mai il vero padrone? Chissà se lo conosco? C'incontreremo forse in società, discorreremo di cose futili ed indifferenti, ed io sarò stata in casa sua, avrò letto i suoi versi, e indovinate le sue abitudini e almanaccato sul suo conto. Che strana cosa! (apre le cartelle) Chissà che penserà stassera tornando a casa! Eh penserà male... molto male! Che orrore! Essere sospettata l'amante di Fabrizio... e servire di stimolo alla fantasia di un vizioso forse. Che giornataccia! Non ci vedo più. Ho fatto male a mandarlo via... ora ce n'avrà per mezz'ora... e qui sola... in una casa che non conosco. E se rientrasse quell'altro? e mi trovasse...? Quando sono arrivata mi è parso di udire un passo da quella parte. Che sia rimasto in casa? Se fosse là dietro a quella porta a spiarmi. Ho paura. Che sciocca. Farò venire il mio domestico che mi tenga compagnia. (suona) Una carrozza? È Fabrizio che torna. (guarda dai vetri) Marcello! Non è possibile! Marcello! e viene qui certo... paga il fiaccheraio.. e lo congeda. Sono in casa sua! mio Dio... è capace di uccidermi. (nell'aprirsi la porta) Ah! (entra Clemente) Che volete?