[pg!43] —Impossibile, l'avrei visto scendere, sono qui in vedetta da un'ora.
—Quello non passa dove passano gli altri.
—Perchè?
Ma l'oste non volle spiegarsi altrimenti; solo chiamò ad alta voce: Jacques.
Era un bell'uomo alto alto, membruto, sui trent'anni; grondava di sudore e le stille gli si incanalavano in certe rughe profonde che davano al viso un'espressione di volontà dura e travagliosa. Gran naso retto, gran bocca, una selva di capelli neri e crespi, barba di due giorni. Volli rientrare per levarlo alla brezza assiderante, ma crollò le spalle e mi disse subito:
—Lei vuole andare al Fiery e salire prima sul piccolo Cervino?
—Al piccolo Cervino ci ho rinunziato, a meno che stassera non capiti un mulattiere che mi passi la valigia per le Cime Bianche.
—La porto io.
—Allora mi ci vorrebbe una guida per il Cervino.
—Vengo io.