Ma nell'uscire, ecco Giac col secchione e la spugna.

[pg!15] —Hai trovato padrone?

—Roba mia, roba mia! cantò il giovane, senza fermarsi.

Barba Gris dovette sedere sull'abbeveratoio; il cuore gli rullava nel petto come poc'anzi le ruote della carrozza in cortile: boccheggiava come un pesce fuor d'acqua, e intanto udiva Giac in scuderia chiamar le bestie per nome e carezzarle a palmate come donne sfacciate, zufolando allegro una fanfara dei bersaglieri. Come riebbe il fiato, urlò traverso l'uscio.

—Dove li hai rubati i quattrini?

—Eredità del barba.

In quella squillò in istrada la cornetta della posta, e la vecchia diligenza imboccato il portone al passo, andò gemendo a fermarsi dirimpetto la sala da pranzo. Ne scesero un carabiniere e il cuoco venuto da un albergo di San Remo a far la campagna estiva al Cannon d'Oro.

—Ladro! borbottò l'oste avviandosi alla sua stanza, dove si tappò per tutta la giornata. E Giac trovò così il destro di consegnare a Gin il conto di quella prima corsa, datata dal 24 giugno, giorno di San Giovanni, onomastico della ragazza.

[pg!16]

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