Non è la stessa cosa. Io ho una bambina e ne possono venire degli altri. Del lavoro che viene a me ho il dovere sacrosanto di sbrigarne io quanto più posso. Egli stesso non ne vuol sapere: l'altro giorno mi disse che s'accorgeva di essermi di peso, parlava d'andar via per cercar fortuna. Ma finchè sta qui spera di tenere in soggezione il padre, che non le faccia troppo grosse. È una cosa dolorosa. Altro che le farfalle del Cotillon! Vive come un anacoreta. Si lesina il centesimo, non si è associato al circolo per via della spesa. Abitare col padre non può: è così poco rispettabile quella casa! Sta a dozzina dal cancelliere di Pretura: ha un aspetto elegante perchè riduce e finisce di usare gli abiti smessi di suo padre, che fa il damerino a cinquanta anni. Ti prego poi di non andare a blaterare di queste cose al Caffè Vasco. Ma chi può dire se tu ed io saremmo capaci di fare altrettanto? E invece di ammirare o almeno di apprezzare quella virtù, di sostenere quel coraggio, voi altri gli mostrate una freddezza ripulsiva che egli attribuisce a diffidenza, a disistima per la triste fama del suo nome. È una cosa dolorosa.
RANETTI.
Hai ragione. Vedrai.
GIULIO.
È da un pezzo che ti volevo dire queste cose. Ma mi ripugnava mendicare amicizie a chi merita di trovarle spontanee.
RANETTI.
Hai ragione. Gli mando oggi un famoso cliente. Sei contento?
GIULIO.
Farai bene. È abilissimo.