ETTORE.

Sissignora! Ma poi mi lascierà levarmi in piedi e non troverà sconveniente se non so star fermo. Sono un po' agitato. Si tratta di una cosa grave. È la prima volta che parlo con lei, ma so che lei è molto buona. Anche suo marito è un uomo di gran cuore, ma le donne sanno meno cose e ne capiscono di più. Mi perdo in preamboli, perchè non so come entrare in argomento. Si vede che a mio figlio spiaceva questa mia insistenza a rimanere. Io sono un po' il pupillo di mio figlio. Egli ha un certo diritto di sindacare la mia vita, io non ho quello, non dico di sindacare, perchè non è il caso, ma nemmeno di entrare nel giro della sua. Ci sono degli elementi della sua vita, delle abitudini, degli affetti che io devo ignorare, o lasciargli credere che ignoro.

EMMA da sè.

Oh!

ETTORE.

Ciò rattrista, perchè non sono vecchio e potrei essergli indulgente senza scapito della mia dignità. Sono sicuro che lei approva questi scrupoli, non è vero? Non mi risponde?

EMMA.

Che le posso rispondere? Non comprendo quello che vuol dire.

ETTORE.

Quello che dico e nulla più.