ETTORE.
Sì…. un qualche amore…. sarebbe così naturale alla sua età…. qualche passioncella virtuosa e malinconica. Tutti ci passano e specialmente i giovani seri come mio figlio. Lei non sa?
EMMA.
No.
ETTORE.
Si capisce, a lei non arrivano le ciarle della gente.
EMMA.
Le ciarle?
ETTORE.
Oh le città piccole! Io non sono ingenuo, non è vero? Eppure ascolto spesso qua e là delle osservazioni così argute, delle malignità così ingegnose, delle induzioni così sottili, da esserne meravigliato e spaventato. Al caffè Vasco ci sono dei genii in questa materia. Suo marito ha torto di non andarci: per un avvocato dev'essere un famoso esercizio. Fra una partita e l'altra a tarocchi vi si dicono delle cose profonde. C'è della gente che tiene registro, non per modo di dire, ma che scrive veramente tutto quello che succede in città, specialmente i fatti che paiono insignificanti. È una fabbrica d'armi insidiose! Sanno tutto; a che ora uno esce di casa, a che ora ci ritorna, dove è andato, chi c'era, che aspetto aveva rientrando. Ci sono degli oracoli che predicono il futuro: per esempio, cito un fatto senza importanza, ma per darle un'idea…. Lei è andata al ballo ieri sera! Io non lo so. C'è andata?