Sposala tu.

ETTORE.

Che pazzia!

FABRIZIO.

Ma sì. Io ti rinunzio i diritti di primogenitura. Il primo figlio che ne avrai sarà Conte in luogo mio.

ETTORE.

Non scherziamo.

FABRIZIO.

Non scherzo. Se credi che 200,000 lire valgano il titolo che portiamo, ebbene esso è più tuo che mio, dacchè l'ebbi da te. Tu sei vegeto, elegante, sei più giovane di me, io sarò il nonno de' tuoi figliuoli. Sei più tagliato alla vita che cercano quelli là. Tu sai essere vistoso. Una volta tornato nell'agiatezza saresti nel tuo stato perfetto. Io no. Le gioie che tu potresti sperare dal matrimonio, questo te le darebbe tutte: di quelle che potrei sperare io, non ne avrei nessuna. Perchè tormentarci in tanti, per ottenere essi quello che io non posso dare ed io quello che non cerco? Non è portando i tuoi abiti smessi che potevo avvezzarmi all'eleganza. Mi sento così poco nobile io! Non ho che virtù borghesi! So lavorare, amo il lavoro, non ho ambizione, mi compiaccio della vita intima. Un po' di tranquillità e la sicurezza del domani mi bastano. E vederti contento, e non essere costretto con te alla parte ingrata del mentore, e poterti dare tanta tenerezza figliale e tanto rispetto! non domando altro! Sposala tu!

ETTORE.