E deggio

Sopportar de' miei servi anche il vile dileggio?

Gerberto (si risente come per grave offesa, poi subito si ricompone).

Son tuo servo, puoi dirlo. Te non nata, lo fui

Di tuo padre, Valfrido il pio; prima di lui,

Ebalo Magno, l'avo centenne, aveami, e seco

Delle silvestri gole di Chiusella, già speco

Di predatori, il tuo retaggio accrebbi. Ancora

N'odo la voce quando, venuto all'ultim'ora,

Al piangente figliuolo disse: Il dominio mio