Fia men chiara la luce e la gente più rada.

La giovinetta forse gualcisce ora per strada

L'opera della notte che reca alla sartora,

Ed egli inganna in ozio delizïoso l'ora

Dovuta alla scïenza. Parlan piano, egli umile

Chiedendo, ella negando fiera. Giunti al sedile

Sostano e nel mio libro cercan l'animo loro.

Egli vi legge i lagni degli amanti, il tesoro

Sempre mal vigilato di virtù femminine.

Sul suo labbro il mio canto trova armonie divine.